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Trasferimento 118 Scalea-Praia. L’ex consigliere Paravati: “Non una guerra tra Città, ma la necessità di combattere insieme”.

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La postazione dell’ambulanza del 118 con medico a bordo a Praia a Mare, quella gestita dai volontari a Scalea. Secondo molti, questo è quello che potrebbe succedere a fine gennaio.

Per qualcuno è semplicemente un ritorno nella Città dell’Isola Dino, visto che la sede del 118 fu trasferita nella Città di Torre Talao nell’autunno del 2018. Per altri è invece l’ennesimo guazzabuglio dell’insensata riorganizzazione sanitaria calabrese.

Fatto sta che nel 2018 il trasferimento da Praia a Mare a Scalea fu deciso dopo la famigerata vicenda “delle seppie”. Difficile infatti dimenticare il clamore che fece il video del medico che puliva del pesce nel bagno della sede del 118. A causa delle critiche che si sollevarono, l’allora direttore sanitario del nosocomio praiese, Vincenzo Cesareo, chiese all’Asp di Cosenza di sgomberare i locali di un stabile che, a suo dire, era abusivo.

“Acqua passata non macina più”, dice un adagio, ma la storia potrebbe aiutare a stemperare quelle polemiche che potrebbero mettere in contrasto due comunità che vivono lo stesso dramma: la mancanza di un adeguato sistema di emergenza-urgenza.

Dal canto suo, l’ex consigliere di minoranza di Scalea, Angelo Paravati, nel video messaggio pubblicato stamani, giovedì 09 gennaio, ribadisce con chiarezza che: “qui non si tratta di fare una guerra tra due città, ma che è tempo di unire le forze e di puntare i piedi: il problema riguarda tutti. Fino a quando noi cittadini dovremo subire in silenzio?”.

Paravati porta la vicenda sul terreno della politica comunale: “imbarazzante il silenzio dei nostri rappresentanti locali, impegnati forse nelle manovre preelettorali. Inutile però presentarsi tra tre mesi sui palchi: la città è abbandonata”.

Sempre per l’esponente di “Per Scalea”, un’altra prova delle ataviche dimenticanze dell’ex amministrazione Perrotta è il piano antenne. “Due nuovi impianti sono sorti a Scalea – dice Paravati – nonostante mesi fa fosse stato dato incarico al professor Caligiuri di studiare l’impatto sulla popolazione delle antenne presenti. Fatto sta che ancora l’Ufficio tecnico comunale non gli ha rilasciato nessuno dei documenti richiesti”.

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