radio-300x176-1.png

Tortora. “Il Centro storico e la sua area interdetta”. Mario Filippelli: “La mia attività è ormai chiusa, a chi chiedo aiuto? Senso di abbandono logorante”

Condividi questo articolo

“L’unica cosa che mi è rimasta da fare è consegnare le chiavi della mia attività al Comune e alle istituzioni. Se non c’è nulla da fare, allora si dica chiaramente, avrò modo di trovare un’altra strada. L’importante è mettere fine a questa logorante agonia”.

L’ultimo tentativo, Mario Filippelli, proprietario del ristorante “Il Caminetto”, sito al Centro storico di Tortora, lo fa rivolgendosi alla stampa. La sua attività rientra nella zona interdetta, tra piazza De Francesco e piazza Pio XII, messa a soqquadro dal nubifragio del 13 ottobre 2022. Da allora, il cuore pulsante del borgo antico è stato colpito da pesanti restrizioni, come la chiusura al traffico e alle persone in caso di allerta meteo gialla.

Per salvare il Centro storico, in cui il fenomeno dello spopolamento non è mai cessato, bisogna intervenire sul Vallone del Ponte, area da cui si innescò la rovinosa frana dell’ottobre 2022. Ci vogliono 8 milioni di euro per mettere tutto in sicurezza. I soldi sono già stati richiesti dal Comune, ma i tempi sono lunghi, come tutte le cose italiane.

Fatto sta che per chi ha investito il tempo è prezioso e ogni giorno equivale a una perdita. Il signor Filippelli ci fa subito i conti. Quasi 12 mila euro li ha spesi per sistemare il suo locale subito dopo il violento nubifragio; altri 3 mila euro sono serviti per far fronte ai danni provocati da un secondo movimento franoso avvenuto il 15 giugno scorso, a causa delle piogge; infine, il locale era stato dato in gestione dall’estate 2022, per sei anni, per quindicimila euro all’anno.

“Solo lo scorso anno – ci ha detto – mi è stata pagata la gestione; da quest’estate, e per i prossimi anni, è normale che non vedrò un euro. Se chi gestisce non lavora, non posso pretendere da lui nulla. Il mio avvocato ha presentato una perizia dettagliata, con richiesta di risarcimento, al Comune di Tortora che a sua volta provvederà a trasmetterla agli organi preposti. Nel mezzo però ci sono i mancati incassi che, da quanto mi è stato detto, nessuno mi pagherà.

In un primo momento – continua Filippelli – il sindaco era pronto a riaprire la zona e ad assumersi la responsabilità, ma dopo i fatti del 15 giugno, è tornato sui suoi passi. Bene, comprendo anche questo dietrofront; ci sono in mezzo vite umane e non pretendo sacrifici. Ho anche detto di essere disposto a chiudere il locale nel momento in cui si dovesse presentare un’allerta meteo gialla, ma mi è stato risposto che non si può fare. Insomma, posso capire tutto, ma chi mi risarcisce? Perdo soldi tutti i giorni e, come tutti, se non lavoro non campo. Non credo che sia così difficile da comprendere. E poi, nella zona alta di piazza De Francesco, vicino al Vallone del Ponte, ci sono macchine che transitano o che vengono parcheggiate; lo dico senza intento polemico, ma una zona o è interdetta per tutti o non lo è”.

Un appello disperato questo di Filippelli, che le istituzioni devono valutare attentamente e con cui si vuole porre l’accento sulla grave problematica in cui è caduto il Centro storico. “Non sono l’unica attività commerciale a soffrire – dice Filippelli – il borgo è ormai spento, anche i bar che si trovano oltre la zona interdetta hanno incassi da fame. Se tutto andrà bene ci vorranno circa tre, quattro anni, prima che l’area torni a essere sicura. Intanto, aspettiamo un segnale dalla Divina Provvidenza?”.

 

 

Condividi questo articolo

Per restare sempre aggiornati in tempo reale iscriviti al nostro canale WhatsApp di Radio Digiesse News e sulla nostra pagina Facebook

Torna su