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Praia a Mare. “Tutela dell’habitat marino, limitazioni e le richieste degli operatori”. Se ne è discusso in sala consiliare

“Lavorare rispettando le regole e soprattutto in piena tranquillità”. L’incontro tenutosi stamani, martedì 19 marzo, nella sala consiliare di Praia a Mare, è andato in questa direzione. Da una parte i titolari di rimessaggi barche e i tanti che con le loro imbarcazioni organizzano escursioni in mare, dall’altra il presidente dei Parchi Marini della Calabria, Raffaele Greco, insieme al sindaco Antonino De Lorenzo, ai componenti dell’amministrazione Elisa Selvaggi, Domenico Droghini e Maria Pia Malvarosa e al presidente del Sib Calabria Antonio Giannotti.

L’obiettivo: trovare un giusto compromesso tra tutela dell’ambiente e attività lavorativa. Al centro del dibattito le restrizioni che gravano intorno all’Isola Dino, come l’obbligo di circumnavigarla mantenendo una distanza di 150 metri da essa o il divieto imposto alle imbarcazioni di sostare a meno di 40 metri di distanza dalla Grotta Azzurra. Non sono le uniche limitazioni, ma queste sono state le più discusse.

La volontà è quella di ridurre tale distanza, tenendo sempre in considerazione l’aspetto fondamentale, ossia la tutela dell’habitat. Tra le proposte, la creazione di corridoio ad hoc. Gli stessi operatori del settore hanno ammesso che “non mancano i furbetti che se ne infischiano delle regole”, ma la difficoltà sta anche nella gestione di coloro che hanno le imbarcazioni private e che, spesso e volentieri, creano ingorghi o mettono in pericolo l’incolumità delle persone.

Logicamente, la riunione di stamani è servita soprattutto per carpire gli umori degli operatori, i quali sono d’accordo sulla necessità di tutelare l’habitat ma senza creare condizioni capestro che mettano in ginocchio il comparto. Dal canto loro, Ente Parco, Amministrazione e Sib Calabria hanno tutte le intenzioni di avviare un tavolo di confronto con la Capitaneria di Porto per trovare il giusto equilibrio.

Nel progetto dell’area che riguarda l’Isola Dino si prevedono due campi boa per gli ormeggi delle barche e uno per coloro che praticano attività di immersione. Come detto, la discussione è in divenire e l’intenzione è quella di tutelare tanto gli interessi economici, quanto quelli ambientali. Un accordo è possibile? Sì, se verranno messe in piedi delle regole condivise ma, come ripetuto più volte dal tavolo, bisogna collaborare e soprattutto “non tollerare” chi mette in pratica comportamenti sbagliati, tanto tra gli operatori quanto tra i privati cittadini.

 

 

 

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