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Europee 2024. “No all’astensionismo”. L’invito al voto di Rete dei beni comuni Paola

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Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa a firma di Tatjana Calvano di Rete dei Beni Comuni Paola

Le prossime elezioni europee costituiscono un evento di straordinaria importanza. Il nostro appello è ai cittadini ed alle cittadine affinché trasformino questo momento in una bellissima pagina democratica. Il “partito” del non voto è aumentato anche in Italia che cinque anni fa è scesa al 54,5%. Le cause per lo più restano legate al fatto che manca la speranza e rimane alta la disaffezione ai partiti e alla politica. Restiamo il Paese dell’Ue dove le urne restano aperte più a lungo. Ma l’Italia è anche il paese che non consente ai cittadini residenti in un Paese fuori dell’Ue di poter votare all’estero alle prossime elezioni europee. Si può votare alle politiche ma non alle europee. E se residente in un Paese dell’Ue può votare soltanto nelle sedi consolari non senza difficoltà.

Per combattere il partito del non voto è necessaria una politica che torni a parlare con la gente con costanza e ad occupare le piazze. Una politica che torni ad essere sociale e pluralista che metta da parte lo scontro e che torni a parlare di pace, di lavoro e di eguaglianza.

Perché votare? Il Parlamento Europeo rimane l’unica istituzione eletta direttamente dai cittadini.

Proprio oggi sono iniziate le votazioni per rinnovare il Parlamento Europeo, circa 373 milioni di Europei sono chiamati al voto, per oltre 22 milioni è la prima volta alle urne, la prima volta in cui, da cittadini europei, avranno facoltà di esercitare quello che è il diritto fondante della Repubblica Democratica: scegliere i propri rappresentanti per partecipare, tramite essi, alla gestione della “cosa pubblica”.

I cittadini dei 27 Paesi membri Ue si recheranno alle urne per determinare la nuova composizione del Parlamento Ue durante la decima legislatura, ma per un terzo degli Stati membri l’attenzione sarà rivolta ai rapporti di forza e agli equilibri interni che emergeranno non solo da questo appuntamento elettorale, ma anche da tutta una serie di voti nazionali, regionali e locali.

In Italia i partiti nazionali si giocano molto, sia per gli eurodeputati che saranno eletti a Bruxelles, sia per chi guiderà le istituzioni sul territorio dopo le elezioni. In Italia si gioca una partita determinante per la qualità della vita democratica, perché non è la Democrazia ad essere in pericolo, ma la sua qualità sostanziale. Una differenza sottile che, trasformando la democrazia da liberale in illiberale, cambierebbe la vita di tutti, annullando il sacrificio fatto dai nostri nonni e dai nostri padri, mortificando il prezzo che essi hanno pagato per permettere a noi di nascere e vivere all’interno di una democrazia liberale e sociale. Non torneranno gli squadristi del Duce, dopo 80 anni di pace e benessere sarebbe anacronistico, ma il fiume carsico del populismo sovranista inventato da Mussolini è tornato a scorrere in superficie. I leaders dei partiti populisti costruiscono il loro consenso, non sui progetti, non sulle speranze, ma sulle paure con cui riempiono il vuoto delle idee. E mentre coltivano le nostre paure, raccontandoci la bugia di combattere un nostro nemico immaginario, smantellano la democrazia e la Costituzione e tentano di smantellare anche l’Europa, quella Istituzione che è stata la nostra garanzia di pace, benessere e sicurezza negli ultimi 80 anni. Quella Istituzione che impedisce all’Italia di fallire, perché senza la cintura di sicurezza dell’Europa e dell’euro, l’Italia è un Paese tecnicamente già fallito, il nostro debito pubblico sfiora i 3000 miliardi, pari al 138% del pil, laddove il trattato di Maastricht ne stabilisce il limite massimo al 60%. 
Nessun sovranista potrà mai modificare questo dato numerico o invertire la rotta. 

Non sarà il Premierato che trasforma i cittadini in sudditi sottoposti al volere di “uno”. Non sarà il DDl Calderoli che smantellerà l’art. 3 della nostra Costituzione frammentando l’Italia in tante piccole repubblichette diseguali e senza risorse. Non sarà la censura della libera informazione. Non saranno le intimidazioni e le identificazioni di polizia che mirano ad annullare lo scambio dialogico democratico. Non saranno i manganelli delle squadre d’assalto durante le libere manifestazioni che colpiscono i nostri giovani. Non sarà niente di tutto questo a tutelare la qualità della democrazia italiana, della nostra vita e del nostro futuro. L’Italia e l’Europa si possono salvare solo salvaguardando la loro democrazia liberale e creando una identità unica, politica, economica, sociale, culturale. Un solo mondo per resistere al nuovo mondo che si organizza e si unisce. Oggi il nostro mondo occidentale rappresenta soltanto il 15% della popolazione mondiale, il restante 85% guarda ai Brics a noi contrapposti, che esprimono il 36% del Pil mondiale e il 41% della produzione di petrolio. Dividerci, frammentarci, disgregarci equivale per noi a diventare una loro terra di conquista.

Se noi Italiani tutti ritrovassimo nella parola Patria il rispetto delle istituzioni, a cominciare dal Parlamento e dalla democrazia che in esso si articola, il rispetto della Costituzione che della democrazia è il fondamento, il senso di appartenenza ad un popolo, la solidarietà popolare, la dignità del senso della propria persona in relazione alla società in cui è inserita, allora saremmo in grado di costruire un’Italia ed un’Europa garanzia di libertà, diritti, benessere e sicurezza.

Non è un nemico esterno che ci minaccia, è la nostra mancata partecipazione alla vita politica, il nostro disinteresse alla vita pubblica, la nostra rassegnazione davanti agli attentati alla Costituzione, che si tramutano in un atto di autolesionismo. Viviamo tempi complessi, è vero, tempi in cui il vuoto delle idee è riempito dagli slogan dell’odio populista, tempi in cui la corruzione dilaga e gli Italiani in questo sono campioni, tempi in cui riconoscersi in una rappresentanza risulta difficile. 
Ma la soluzione non può essere arrendersi, cedere alla rassegnazione e all’indifferenza. Esprimere un NON voto solo per protesta, senza alcuna alternativa costruttiva, equivale a nascondersi in cabina per guardare da un oblò la nave mentre affonda e noi con essa. Così facendo, uccidiamo due volte le migliaia di persone morte per difendere la democrazia, i diritti, le libertà, la giustizia, la cultura, il pensiero. Le chiudiamo nuovamente in galera e buttiamo via la chiave.

In Calabria ci sono ad oggi 4,5 Comuni senza Sindaco perché nessuno si presenta e nessuno va a votare, chi li governa? Un commissario inviato dallo Stato, che esprime evidentemente la filosofia di quello Stato, composto da personaggi eletti dalla mafia, dalla massoneria, dai movimenti neonazisti, i quali a votare ci vanno eccome. Uno Stato a cui non importa se il calabrese muoia per strada davanti ad un ospedale non funzionante. Uno stato senza politica diventa uno Stato gestito da un Potere forte a cui interessa solo mantenere il suo Potere. Non commettiamo l’errore di consegnare le nostre paure, i nostri dubbi, le nostre difficoltà a chi ne farà un’arma per toglierci il diritto alla libertà, il diritto alla vita.

La domanda che in ogni epoca gli analisti si pongono è: l’impegno civile e la solidarietà sociale sono conseguenze delle Istituzioni presenti e passate, oppure, al contrario, sono le istituzioni ad essere il prodotto di impegno civile e solidarietà sociale, che a loro volta sono effetto della condotta dei singoli individui?

La risposta è assolutamente la seconda ipotesi, è il comportamento individuale prima che crea un comportamento sociale, che a sua volta determina il modello di società e di civiltà.
La Storia siamo noi, e, se la vogliamo raccontare la Storia, dobbiamo riconoscerci parte di essa, riconoscere di essere uno dei tanti, uno come tutti, e come tutti coinvolto, implicato e partecipe.

Andare a votare è la sola azione che possa renderci quantomeno consapevolmente responsabili del nostro destino, piuttosto che rassegnarci a subirlo. Per un’Europa inclusiva, democratica e di pace.

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