CALABRIA. DIAMANTE: LA CONSIGLIERA PERRONE INTERVIENE SULLE SCENE DI VIOLENZA SUI SOCIAL
I fatti sono avvenuti nella notte tra lunedì e martedì, intorno alle 2.00 a Diamante, in un locale di una via centrale della città. Un giovane del posto ha scatenato atti di violenza inaudita contro il gestore del locale e la compagna, prendendo d’assalto il locale e l’arredo all’interno e finendo anche per danneggiare un cestino in cemento dell’arredo urbano. Tanti i giovani frequentatori della cosiddetta movida che hanno assistito alla scena riprendendo con il proprio smartphone gli avvenimenti mentre, a chiamare i Carabinieri, hanno provveduto altre persone che in quel momento si trovavano negli altri locali della zona. Alcuni di questi video sono finiti sui social, Facebook e Instagram, ripresi da alcune testate web e pubblicati sulle proprie pagine: dalle immagini la ricostruzione della vicenda al vaglio degli inquirenti. Intanto che la violenza si sedava, il giovane si è trasferito verso un altro locale della città aggredendo alcuni passanti fra cui un turista venendo poi fermato dalla pattuglia dei Carabinieri di fronte la sede delle Poste.
Atti di violenza sì a cui in tanti, in troppi, hanno fatto l’abitudine. Si può dare la colpa all’alcol, all’educazione (mancante), ai militari non presenti ma le parole non servono se non si trovano modi concreti per risolvere situazioni di questo tipo. Soluzioni che non possono essere con la chiusura dei locali, come spesso avviene, perché hanno dimostrato come siano inefficaci verso chi ha fatto della violenza una quotidianità.
I tagli hanno colpito vari settori della società civile italiana fra cui la sicurezza: una sola pattuglia di Carabinieri per l’intero Tirreno Cosentino risulta irrisoria eppure dovrebbero essere proprio loro ad agire prontamente e nel minor tempo possibile quando in pericolo c’è la vita delle persone.
Ampliando lo sguardo, però, possiamo notare come notizie del genere riempiono le pagine di cronaca non solo in Calabria ma in tutta Italia, segno che bisogna anche mettere in discussione l’intera società italiana con tanto di educazione casalinga e di quelle agenzie di aggregazione e socialità che in questi tempi contemporanei mancano del tutto e che, in altri tempi, hanno contribuito alla crescita morale, economica e perché no anche economica del Paese.