Tortora. “Presenza di monoliti nelle frazioni montane Carro e Milazzo?”. Interessanti ipotesi di studio discusse nel corso del convegno “L’alba e il tramonto”
Le tracce ci sono, le prove anche, e ciò potrebbe dare avvio a uno studio serio capace di certificare che quelle “strane pietre”, che si trovano nell’area montana Carro, Acqualisparti e Milazzo, e non solo, avevano un valore cultuale in epoca preistorica. Detto in soldoni: quei massi, su cui si trovano segni e fori, potrebbero essere monoliti utilizzati per misurare il tempo e il ciclo delle stagioni.
Nulla di fantascientifico, visto che insediamenti del genere sono stati ritrovati e certificati in provincia di Salerno, così come nell’entroterra del cosentino. Logicamente, bisogna fare i conti con la scienza e lasciare che gli esperti, ossia, archeologi, geologi e altre categorie di studiosi lavorino con calma e tranquillità. Questo quanto emerso dall’incontro-dibattito tenutosi ieri, domenica 16 giugno, presso la biblioteca “Giovanni Chiappetta” di Tortora Centro storico.
Tutto è partito dalla curiosità di una residente dell’area montana di Tortora, Maria Angela Di Sanzo, che, negli anni, ha iniziato a fotografare queste pietre, ne ha studiato la posizione, ha notato i particolari giochi di luce che si creavano durante i solstizi di estate e inverno e durante gli equinozi di autunno e primavera; dopodiché, ha trasmesso le sue ipotesi a Nicola Giuliano, archeoastronomo; all’astrofisico, Lucio Saggese; e a Leonardo Lozito, vicepresidente nazionale “Gruppi Archeologi d’Italia”.
Insomma, tutto questo non è stato fatto in un giorno e, soprattutto, il convegno di ieri getta solo le basi per una serie di ipotesi di studio che potrebbe rilevare qualcosa di importante.
Al dibattito hanno partecipato anche il sindaco di Tortora, Antonio Iorio, e il consigliere di maggioranza con delega alla Cultura, Gabriella Fondacaro. Al loro fianco la presidente della Pro Loco di Tortora, Rosalba Caputo. La necessità è quella di dare vita al monitoraggio della zona e ad azioni che permettano agli esperti di studiare quelle “strane pietre”; prima fra tutte: ripulire l’area dalla vegetazione per dare avvio alle osservazioni.