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TORTORA. L’ULTIMO SALUTO A FRANCESCO PRISCO

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La piccola chiesa di Santo Stefano Protomartire di Tortora non è riuscita a contenere tutte le persone giunte per dare l’ultimo saluto a Francesco Prisco. Molte di loro sono rimaste fuori ad ascoltare la messa. Dopo quasi un mese dalla morte, il trentenne ha avuto una degna sepoltura. Prisco è infatti deceduto il 27 febbraio all’ospedale di Cosenza, a causa delle ferite riportate nell’agguato avvenuto a Tortora nella notte tra il 16 e il 17 febbraio, in via Ruggero Pucci.

Alla celebrazione hanno partecipato anche i sindaci di Tortora, Scalea, Santa Maria del Cedro, il vicesindaco di Diamante e una delegazione dell’amministrazione di Praia a Mare. Il parroco don Antonio Pappalardo nella sua omelia ha chiesto di non fare cadere nel dimenticatoio quanto accaduto. Al suo fianco anche don Pierpaolo Lippo.

“Il mondo ha bisogno di gioia e di speranza. Gli egoisti, chi semina morte, chi dà dolore, questi sono già morti – ha detto Pappalardo – la morte di Francesco non è inutile, ma deve fare germogliare la speranza. Dobbiamo costruire un’intima relazione con il Signore. Se noi stasera siamo qui è perché abbiamo bisogno di Dio. L’augurio che faccio a tutti è di essere squadra. Il male si vince quando si è uniti e questo lo dico soprattutto alle famiglie”.

Il feretro di Prisco è giunto in chiesa ieri sera intorno alle ore 21 e dal suo arrivo è stato un via vai di persone che hanno portato il loro ultimo saluto a Francesco, protagonista di una tragedia che ha ferito una comunità non abituata a episodi di violenza del genere.

Se qualcosa bisogna fare, allora siamo tutti chiamati a una profonda riflessione sullo stato di salute delle nostre società. Non siamo un comprensorio tranquillo e baciato dalla serenità, come purtroppo si sente dire spesso.

Sembra invece che ci siano tutti i segni di un forte disagio, soprattutto tra i più giovani. Un disagio che forse non si vuole vedere o che si cerca di risolvere con pratiche anacronistiche, come il muro di silenzio che viene alzato da tutti in nome della privacy o di un menefreghismo scambiato per buonismo. Ma il silenzio non ha mai aiutato nessuno; soprattutto in alcune circostanze miete vittime.

“Tu non sei morto, ma sei stato ammazzato – ha detto nel corso della celebrazione una familiare – non chiediamo vendetta, ma giustizia. Tu ora riposa in pace, alla tua mamma penseremo noi”.

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Un commento su “TORTORA. L’ULTIMO SALUTO A FRANCESCO PRISCO

  1. Vorrei tanto fargli sentire la mia vicinanza alla cara Erminia,e vorrei dire a tutti i giovani tortoresi e limitrofi cercate aiuto non vergognatevi di chiedere aiuto per potere uscire dal tunnel della droga,con il silenzio uccidete due volte FRANCESCO. UNITEVI per sterpare questo male della maledetto che porta solo sangue e dolore per noi poveri genitori.

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