Scalea. “Antenna 5g in via Fiume Lao”. La rabbia, l’impotenza e l’attesa del consiglio comunale di giovedì 21 settembre
Installata ma al momento non funzionate. Ieri, lunedì 18 settembre, l’antenna 5g ha fatto la sua comparsa in via Fiume Lao. Una situazione ingarbugliata e incandescente, contornata da mille “perché”, scuote la cittadina alto tirrenica. Il consiglio comunale tratterà la questione giovedì 21 settembre, alle ore 18, con una seduta aperta.
Il Tar Calabria ha rimandato la discussione a marzo 2024, ma ciò non lascia tranquilli i residenti dell’area che continuano a raccogliere firme e a scrivere a tutti gli organi sovracomunali. Nell’ultimo consiglio comunale, tenutosi il 12 settembre, non sono mancate le proteste. Infatti, la preoccupazione è tutta rivolta al fatto che in quella zona abita una ragazza affetta da una grave cardiopatia, ma non va dimenticato che siamo in un’area densamente popolata e che altre persone, lì residenti, hanno patologie gravi con cui fare i conti.
Dal canto suo, il sindaco Perrotta spera di avere nei prossimi giorni la dettagliata perizia tecnica, richiesta a un professore, che potrà essere usata davanti ai giudici del Tar Calabria. Ma gli umori in via Fiume Lao non sono di certo buoni, soprattutto da stamani, martedì 19 settembre, quando tutti si sono svegliati con la nuova struttura.
Come intervenire? Da una parte, i consigliere di minoranza Angelo Paravati ed Eugenio Orrico chiedono maggior impegno all’amministrazione comunale; dall’altra, sembra che di fronte a questa problematica ci si senta impotenti, visto e considerato che ci sono vecchie sentenze che tagliano le gambe a qualsiasi azione di contrasto.
Ce ne sono state trasmesse tre. Quella del 17 aprile 2007 del Tar di Catanzaro che dice è “illegittimo il regolamento comunale che prevede l’esclusione da tutto il territorio comunale urbanizzato di qualsiasi impianto di telefonia mobile, radioelettrico e per radiodiffusione, dato che l’installazione di una stazione radio base va considerata quale infrastruttura, compatibile con qualsiasi destinazione di zona”.
Quella del Tar di Salerno del 16 settembre 2003, secondo cui “ai sensi dell’art. 231 comma 4 T.U. 29 marzo 1973 n. 156, l’installazione di una stazione radio base del servizio di telefonia mobile deve essere qualificata come opera di urbanizzazione primaria, attesa la funzione di pubblica utilità dell’opera e, in quanto tale, ubicabile in qualsiasi parte del territorio comunale”.
Quella del Tar di Milano del 18 gennaio 2001, secondo cui: “è illegittimo il diniego di concessione edilizia per superamento dei limiti di altezza dettati con riferimento a strutture e manufatti di rilievo urbanistico ed edilizio”.
Insomma, giovedì tutti avranno la possibilità di esprimersi, ma la domanda che sorge spontanea è la seguente: possibile che nulla si possa fare davanti alle proteste e alle legittime preoccupazioni di una popolazione? Più importante il 5g o la salute? C’è la possibilità di un progresso che tenga conto anche dell’uomo, o tutto può essere sacrificato?