radio-300x176-1.png

Rende. “Avrebbero incendiato cinque auto”. Arresti domiciliari per due 49enni

Presunto mandante e presunto esecutore materiale del danneggiamento di cinque automobili di proprietà di due persone. Entrambi hanno 49 anni e sono di Cosenza, per loro stamani, giovedì 18 aprile, sono scattati gli arresti domiciliari. I fatti si sarebbero consumati tra marzo e ottobre 2023, nei comuni di Montalto Uffugo e Cosenza. Le indagini dei Carabinieri sono partite in seguito alla denuncia di una delle due persone vittime di una vera e propria persecuzione, iniziata da una lite di vicinato, quando l’uomo viveva a Montalto Uffugo. Infatti, nonostante il trasferimento a Cosenza, gli atti intimidatori non sono finiti.

Il comunicato stampa dei Carabinieri

Nella mattinata odierna i Carabinieri della Compagnia di Rende (CS) hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale degli arresti domiciliari, emessa dal GIP presso il Tribunale di Cosenza su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di due soggetti di Cosenza, entrambi di 49 anni, indagati in ordine ai reati di incendio aggravato in concorso. I due, infatti, agivano secondo distinti ruoli, il primo quale mandante mentre il secondo quale esecutore materiale dietro un corrispettivo in denaro.

Al riguardo si comunica, nel rispetto dei diritti degli indagati che sono da ritenersi presunti innocenti in considerazione dell’attuale fase del procedimento fino ad un definitivo accertamento di colpevolezza con sentenza irrevocabile, al fine di garantire il diritto di cronaca costituzionalmente garantito.

Il provvedimento scaturisce dall’attività d’indagine svolta dai militari dell’Arma, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Cosenza, a seguito di eventi, verificatisi a partire dal mese di marzo 2023 sino all’ultimo ottobre, che hanno visto il danneggiamento sistematico di cinque veicoli, mediante l’utilizzo di liquido infiammabile, di proprietà di due vittime.

Al verificarsi del primo episodio, la prima vittima aveva riferito agli investigatori di avere da tempo dei contrasti con un vicino di casa (uno degli odierni arrestati) ed in particolare con il figlio che, già da minorenne, aveva comportamenti persecutori nei suoi confronti e della sua famiglia, situazione divenuta talmente insostenibile da vedersi costretto a presentare una denuncia. In una delle ultime liti, in cui la vittima aveva richiesto l’intervento dei Carabinieri, era stato anche aggredito fisicamente dal padre del ragazzo che lo colpiva con un pugno, procurandogli delle lesioni a seguito del quale presentò un’ulteriore denuncia. Tali contrasti erano conosciuti anche da un altro vicino di casa, il quale, in ragione di ciò, divenne un testimone a sostegno del denunciante che, nel mentre, esasperato da siffatti comportamenti persecutori, si vide costretto a lasciare la propria abitazione in Montalto Uffugo per trasferirsi a Cosenza.

Nonostante tutto, pur avendo cambiato città, a distanza di pochi mesi, ricevette un altro danneggiamento della propria autovettura, andata completamente distrutta dalle fiamme. Ma non fu l’unico in quanto, proprio con l’intento di intimorire e arginare eventuali testimonianze nel procedimento penale che stava avendo il suo corso, vennero incendiate anche le autovetture dell’ex vicino di casa il quale, di lì a poco, sarebbe stato sentito quale teste. Proprio in quest’ultima circostanza, l’esecutore materiale, appiccò le fiamme delle auto in sosta che erano molto vicine ad altre auto ed in stretta prossimità di abitazioni e addirittura di una legnaia e di una bombola di gas che, ove avesse raggiunto le fiamme, avrebbe determinato un’esplosione ed un’esponenziale progressione e propagazione incontrollata dell’incendio. Le fiamme infatti attinsero finanche il cane della “vittima-testimone” che si trovava nel cortile dell’abitazione, riportando ustioni sul manto.

I militari dell’Arma attraverso la meticolosa attività investigativa posta in essere, hanno ricostruito le condotte degli odierni indagati, i quali pianificavano ed attuavano una precisa strategia ritorsiva e punitiva reiterata nel tempo nei confronti delle vittime, rei di aver causato vari problemi giudiziari non solo al figlio del mandante, ma anche a lui stesso.

Gli arrestati si trovano ristretti agli arresti domiciliari presso le rispettive abitazioni a disposizione dell’Autorità Giudiziaria di Cosenza.

Condividi questo articolo
Torna su