PAOLA. BIMBO NASCE IN CASA. L’OSPEDALE È LONTANO
Mamma e bimbo stanno bene, la vita sa superare ogni difficoltà e una storia a lieto fine insegna sempre che non bisogna demordere. Stiamo parlando di quanto avvenuto nella notte tra sabato e domenica scorsi a Paola, in località Pantani. A raccontare per primo questa storia è stato il collega de “La Gazzetta del Sud”, Francesco Maria Storino.
Tutto avviene intorno alle cinque del mattino. L’ambulanza del 118 di Paola, con a bordo l’autista Di Bella, il medico De Vivo e l’infermiere Scepisi, viene allertata per un codice rosso. C’è una donna che sta per partorire, piove a dirotto e il punto nascita più vicino è a Cosenza; quindi, provare a raggiungere il nosocomio è quanto mai rischioso per mamma e nascituro. Si opera sul posto e tutto va bene, anche con qualche lacrima di felicità.
Il problema è un altro: non esiste un punto nascita sull’alto Tirreno cosentino. Da tre anni quello di Cetraro è in attesa di riaprire. A quando la fine di questo scandalo tutto nostrano? Il diritto a “nascere” in sicurezza è negato a queste latitudini. Casi del genere ci riportano a decenni e decenni fa, a scenari in cui anche “venire al mondo” era una questione di fortuna, ma se prima era “tollerabile”, oggi fa ribollire il sangue nelle vene. Davanti agli sprechi quotidiani che continuano senza sosta, davanti alle solite lungaggini e ai rimpalli, la politica e i colletti bianchi riempiono il vuoto con le solite “parole accomodanti”.
Noi facciamo gli auguri alla famiglia. La vita ha vinto, merito anche di questi tre coraggiosi operatori del 118. Quotidianamente, tanti come loro sono in balia delle carenze e possono solo affidarsi alla buona sorte; anzi, ribadiamo che sono loro le prime vittime di un sistema sanitario regionale abbandonato a proclami di sorta.
Lo diciamo ancora con forza: a Paola, la vita ha vinto, quando sarà zittita la vergogna?