Maratea. “La frana, la strada e il futuro”. Il grido d’allarme degli operatori turistici: “Silenzio assordante. Abbiamo bisogno di certezze”
“Non abbiamo certezze neanche sullo stop alla circolazione, che dovrebbe avvenire il 30 settembre prossimo. Solo una cosa ci è chiara: non sappiamo cosa accadrà. In questo modo programmare è impossibile. Vorremmo capire, però, perché le istituzioni preferiscono il silenzio piuttosto che rispondere alle nostre legittime richieste”.
L’estate non è ancora finita, ma per il presidente del Consorzio turistico Maratea, Biagio Salerno, per qualcuno dovrebbe già essere archiviata. Con lui, abbiamo cercato di fare il punto sulla stagione 2023, ma la parola che al momento manca sulla lingua di tanti è “futuro”. Il condizionale è d’obbligo perché nessuno sa come andrà.
Il 30 settembre prossimo, la circolazione “vigilata” lungo il tratto della Ss18 di Castrocucco di Maratea, interessato dalla frana del 30 novembre 2022, dovrebbe terminare. La domanda sorge spontanea: cosa accadrà dopo? Tra gli operatori turistici il nervosismo regna sovrano: “Ai gruppi organizzati – ci dice Salerno – non sappiamo cosa dire. La domanda di rito è: ‘la strada è chiusa o è aperta?’, noi possiamo solo rispondere, al momento, con un laconico ‘Non lo sappiamo’. Ma questa incertezza potrebbe anche tramutarsi in una cancellazione delle prenotazioni, come già avvenuto. Pertanto, chiedo alle istituzioni che dovrebbero tutelarci: tutto questo è normale?”

Com’è andata l’estate 2023?
Dal 14 luglio, giorno in cui il tratto della Ss18 è stato riaperto, la circolazione “vigilata” è stata limitata alla fascia oraria che va dalle 07 del mattino alle ore 23, dopodiché, per raggiungere Maratea, bisognava e bisogna ancora scegliere percorsi alternativi che allungano di molto il tragitto. Nonostante tutto, Salerno non imputa tutti gli effetti negativi a questo “disagio”, anche se non nasconde che “sarebbe bastato portare la chiusura della strada all’una di notte per incrementare gli spostamenti brevi dai paesi limitrofi”.
Insomma, l’estate 2023 più che promossa viene rimandata in attesa di analisi più approfondite. “Nel mese clou, ossia agosto – ha detto Salerno – abbiamo avuto una flessione del 10-15 percento, per quanto riguarda la prima settimana, ma questo dato segue il trend nazionale. Inoltre, è difficile valutare l’intera stagione, visto che, su di essa, hanno gravato il maltempo di giugno, l’aumento dei prezzi di prima necessità e la disponibilità economica delle famiglie. Certamente, qualcosa va imputato anche ai disagi nostrani, per questo dobbiamo sapere cosa accadrà da ottobre in poi. Si parla della realizzazione di una galleria, ma non sappiamo quando si aprirà il primo cantiere. Si naviga a vista”.

L’appello alle istituzioni
“Parlate con noi, abbiamo il diritto di sapere. Non chiediamo di sopravvivere, ma di vivere. Non chiediamo si essere assistiti, ma di lavorare serenamente. Bisogna smetterla con questo silenzio e, soprattutto, le istituzioni e la politica devono anche finirla di interpretare le nostre richieste come ‘attacchi personali’. Noi investiamo di tasca propria, noi rischiamo, noi ci assumiamo delle responsabilità verso il territorio e contribuiamo tantissimo a mantenere alta la reputazione di una località turistica. Infatti, nelle condizioni in cui siamo, la parola d’ordine è ‘credibilità’, e questa ora manca”.
Insomma, da quanto spiegatoci da Salerno, possiamo ben dire che mai come in questo frangente “del futuro non v’è certezza”, ma a giocarsi una partita importante è l’intero comprensorio. Il presidente del Consorzio turistico Maratea ha anche voluto ricordare che, ciò che si sta pagando oggi, è anche effetto della mancanza di controlli.
“Nel 2006 – dice Salerno – dopo l’ultimo grande intervento in cui venne utilizzato anche l’esplosivo, furono segnati 14 punti pericolosi lungo il costone roccioso che va da Castrocucco ad Acquafredda. Pertanto, quello in cui è avvenuta la frana del 30 novembre 2022 è solo uno di tutti gli altri che avrebbero dovuti essere monitorati costantemente. Ma senza cadere in sterili polemiche, ciò che ci interessa è uscire da questo ‘stagno’. Non possiamo permetterci di restare per 4 o 5 anni in queste condizioni. Per l’estate 2024 cosa si è pensato? Torneremo a una circolazione ‘vigilata e limitata’? Mi auguro di no, anche perché il turismo è programmazione e, con questo clima di incertezza, ogni operatore turistico rischia solo di fare brutte figure”.