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Impianto di San Sago di Tortora. Tra appelli all’unione, minacce di “dimissioni” e fiducia nelle istituzioni

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Domani, mercoledì 31 maggio potrebbe essere una data cruciale per l’alto Tirreno cosentino. La seduta della Conferenza dei servizi per il riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale per l’impianto di San Sago, che si terrà presso la Cittadella regionale di Catanzaro, potrebbe aprire con i suoi esiti diversi scenari.

Già venerdì 27 maggio, il sindaco di Praia a Mare, Antonino De Lorenzo, in un video messaggio pubblicato sulla pagina Facebook del Comune, ha lanciato il suo appello all’unione. “Tutti – ha detto – siamo chiamati a combattere per scongiurare la riapertura. Nulla deve separarci. Stiamo vivendo tempi bui e la possibilità che l’impianto di San Sago riapra si affaccia sempre più”.

Dal canto suo, il sindaco di Tortora, Antonio Iorio, non cambia idea. Come ha ribadito più volte è pronto a rimettere la fascia tricolore nelle mani del Prefetto, nel momento in cui l’impianto riaprirà. “Questo vorrebbe dire – ha detto Iorio – che la volontà delle popolazioni non è stata ascoltata e rispettata”.

Fiducioso invece l’avvocato Salvatore Carluccio, tra gli organizzatori del convegno che si è tenuto domenica 28 maggio presso l’hotel Napoleone di Tortora, al quale hanno partecipato l’esperto di tematiche ambientali, Massimiliano Granata; l’europarlamentare di Fratelli d’Italia, Vincenzo Sofo e il senatore di Fratelli d’Italia, Ernesto Rapani. “Dal tavolo di domenica scorsa – ha detto – sono stati presi impegni precisi. Sono speranzoso”.

Diverso l’approccio dell’associazione Italia Nostra alto Tirreno cosentino, che, con un comunicato stampa, ha risposto anche al sindaco di Praia a Mare, Antonino De Lorenzo. “Nessun problema ad abbracciare la battaglia – si legge – siamo sul campo da otto anni. Chiediamo, però, che si faccia sul serio; se non vogliamo questo impianto servono azioni nuove, incisive, di tutti, proprio a partire da quel mondo economico che è il più esposto e che si vuole salvaguardare, ma che è stato il grande assente. Potrebbero servire proposte che nel peggiore dei casi neutralizzino i possibili  effetti negativi e garantiscano questo territorio”.

C’è però anche una certa sfiducia, avallata purtroppo dai fatti. “Le leggi  degli affari, del business – scrivono da Italia Nostra – non hanno avuto alcuna difficoltà a prevalere e a far istallare a suo tempo nell’unico posto dove non si sarebbe mai dovuto, un impianto autorizzato a trattare  ben 300 tipologie di rifiuti liquidi e di questi bel 150 rifiuti pericolosi da trasportare con  cisterne  provenienti da tutte le parti d’Italia. Questo territorio vocato al turismo per la bellezza dei suoi luoghi vanto della stessa Regione Calabria, questo territorio  che non produce tali rifiuti dovrebbe accollarsi quelli degli altri nel modo peggiore, mettendo a rischio la propria peculiarità e rischiando di  azzerare il progresso  costruito in questi decenni”.

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