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Ex Valle Lao di Scalea. Ancora senza Tfr gli ex lavoratori in pensione: “La Regione Calabria se ne infischia?”

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Per gli ex dipendenti del Consorzio di Bonifica Valle Lao di Scalea il Tfr è sempre più una chimera. Con un comunicato stampa, gli ex lavoratori, transitati in Calabria Verde e andati in pensione dall’1 dicembre 2023, alzano la voce e chiamano in causa la Regione Calabria. Infatti, essendo Calabria Verde un ente regionale, spetta ad esso la risoluzione del guazzabuglio. Fatto sta che dalla “stanza dei bottoni” non arrivano certezze. “In una recente risposta ufficiale – si legge nella nota – il dirigente dell’UOA ha ammesso la mancanza di fondi stanziati per questa finalità, segnalando un significativo rischio di contenzioso e un possibile impatto sulla stabilità gestionale dell’azienda”.

Il comunicato stampa degli ex lavoratori del Consorzio di Bonifica

Resta irrisolta, e sempre più intollerabile, la vicenda del mancato pagamento del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) agli ex dipendenti OTI del Consorzio di Bonifica di Scalea, oggi pensionati. Una situazione che riguarda decine di lavoratori e che rappresenta una palese violazione dei diritti acquisiti, a fronte di anni di servizio prestati per il bene del territorio. Negli ultimi mesi, la questione è tornata al centro dell’attenzione grazie all’intervento di tre Consiglieri Regionali di opposizione, che hanno presentato interrogazioni ufficiali per chiedere alla Regione Calabria di assumersi le proprie responsabilità. Un’azione necessaria per evitare che questa ingiustizia finisca in un lungo e costoso contenzioso legale.

Una richiesta semplice: rispetto dei diritti

Gli ex lavoratori, transitati a Calabria Verde e andati in pensione a partire dal 1° dicembre 2023, attendono il pagamento di quanto loro spetta. La legge, nella fattispecie l’articolo 2112 del Codice Civile, è inequivocabile: in caso di trasferimento d’azienda, il nuovo datore di lavoro è tenuto a farsi carico anche del TFR maturato presso il precedente. Calabria Verde, subentrata come datore di lavoro, è dunque responsabile della liquidazione. Ma trattandosi di un ente regionale, è la Regione Calabria a dover garantire le risorse necessarie.

Il paradosso del silenzio istituzionale

In una recente risposta ufficiale, il dirigente dell’UOA ha ammesso la mancanza di fondi stanziati per questa finalità, segnalando un “significativo rischio di contenzioso” e un possibile impatto sulla stabilità gestionale dell’azienda. Ma i lavoratori non possono più attendere. Dopo una vita di impegno e sacrifici, non meritano il peso dell’incertezza né l’onta dell’abbandono istituzionale. La Regione Calabria deve intervenire con urgenza, non solo per onorare un dovere legale, ma per dare un segnale forte di rispetto verso chi ha servito con onestà il proprio territorio.

Il tempo delle attese è finito

È ora che la politica dia risposte concrete. Individuare con chiarezza il soggetto responsabile, garantire la copertura finanziaria e procedere al pagamento delle somme dovute è un atto dovuto, non una concessione. Chi ha lavorato per decenni non può essere lasciato solo. I diritti dei lavoratori non sono negoziabili. Si rispettano, punto.

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