Emergenza cinghiali sulla Riviera dei Cedri. “Tante parole, ma pochi fatti”
Si dice che “mentre il medico studia, il malato muore” ed è quello che ci fanno capire alcuni piccoli agricoltori della Riviera dei Cedri, che ogni giorno contano i danni lasciati dal passaggio dei cinghiali. Il problema è noto, gli appelli sono stati tanti; c’è stata anche qualche riunione con esperti e rappresentanti istituzionali, ma le soluzioni sono state poche.
Gli ungulati non risparmiano nulla, dove trovano devastano. Persino nei terreni incolti lasciano profonde buche, alcune di queste vengono occultate dall’erba alta e, quando ci si appresta a lavorare la terra, bisogna riappianare tutto “altrimenti – ci dice un agricoltore – rischi di romperti una gamba o di ribaltarti con il trattore”.
“Abbiamo evitato di coltivare mais e grano, perché ce lo avrebbero distrutto. Quel poco che facciamo – ci spiega un altro piccolo proprietario terriero di Scalea – lo facciamo con tanta preoccupazione. Speriamo sempre di ritrovare tutto il giorno dopo”. Ma giusto per finire in bellezza, ai cinghiali si è unita anche l’istrice. “Fa meno danni – aggiungono – ma è comunque capace di mangiare una trentina di patate a notte; senza contare i danni che apporta alle vigne e agli alberi di fico”.
Insomma, il problema c’è ed è anche grave. A essere minata è quell’agricoltura che, nonostante le sue dimensioni domestiche, mantiene inalterati alcuni equilibri. “Persone che vogliono aiutarci ce ne sono tante – ci dice un altro agricoltore – peccato che lo facciano a parole, con proposte che non sono immediate. Noi che viviamo la campagna tutti i giorni, quando parliamo in una certa maniera veniamo quasi presi per fessi; non ci sembra giusto”.