DIAMANTE: INAUGURATA ALL’I.I.S.S. LA PANCHINA ROSSA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE
“Ragazze, e ragazzi, imparate a riconoscere la violenza, chiedete aiuto e fermatela, allontanatevi, prima che sia troppo tardi”. C’è commozione ma anche tanta fermezza nell’appello disperato di Maria Pia Sollazzo, sorella di Ilaria vittima, lo scorso due ottobre a Scalea, di femminicidio. Maria Pia, insieme alla sorella Giovanna, era presente all’I.I.S.S. di Diamante in occasione del convegno “Una panchina rossa per non dimenticare” organizzato dallo Sportello Antiviolenza “La Ginestra”. Una giornata per parlare di violenza contro le donne facendo riferimento anche a situazioni di violenza più in generale, visti anche i recenti fatti accaduti sul Tirreno Cosentino perché la violenza non può essere considerata a compartimenti stagni.

Il convegno tenutosi a Diamante è frutto di un Protocollo d’Intesa che lo sportello antiviolenza “La Ginestra”, con la sua Presidente Teresa Sposato, ha redatto con le scuole di secondo grado del comprensorio fra Praia a Mare e Paola mirato alla prevenzione della violenza contro le donne come ha spiegato la stessa Sposato nell’apertura dei lavori insieme alla vicepreside Francesca Colaiacovo e al vicesindaco di Diamante Giuseppe Pascale cui sono stati affidati i saluti istituzionali. Presenti come relatori: Michele Maria Spina, Questore di Cosenza; Teresa Grieco, Magistrato presso il Tribunale di Lamezia Terme; Nadia Maria De Luca, assistente sociale del Tribunale dei Minori di Catanzaro; Rosanna Valente, psicologa e psicoteraputa dello Sportello Antiviolenza “La Ginestra”; Maria Pia Sollazzo e Maria Antonietta Rositani quali testimoni di violenza.
Al Questore Spina il compito di spiegare in che modo le Forze dell’Ordine sono chiamate ad intervenire sui casi di violenza domestica sottolinenando però un dato preoccupante. “È vero che le denunce sono aumentate negli ultimi anni ma è vero anche che i dati del sommerso, e quindi di chi non arriva a denunciare, è ancora maggiore. È preoccupante che molte delle donne che denunciano, ritirino successivamente quella denuncia accampando scuse per mancanda di indipendenza economica, per paura, perché sono ancora additate dalla società come colpevoli”.
Un dato rimarcato anche dalla dott.ssa Grieco. “È nella fase iniziale della denuncia che deve essere maggiore il sostegno verso le donne“. Insomma, difficile è fare il primo passo, ancor apiù difficile evitare di tornare indietro anche se, afferma la Grieco, “dal 2019 anno in cui è entrato in vigore il Codice Rosso, abbiamo assistito ad un cambiamento per la tempestività con cui si interviene e per l’allontanamento del soggetto violento ma il supporto alle donne che scelgono di denunciare non deve mancare mai”.
“La società ha una responsabilità nella decostruzione di stereotipi e pregiudizi che coinvolgono le donne” afferma la dott.ssa De Luca che, in quanto assistente sociale presso il Tribunale dei Minori, di fronte ad una platea di adolescenti mette in guardia anche dai rischi della realtà virtuale dove “trascorriamo la maggior parte del nostro tempo ma le nostre azioni ‘virtuali’ hanno conseguenze nel mondo ‘reale’. La violenza è una violazione dei Diritti Umani pertanto dobbiamo imparare a riconoscerla e non dobbiamo nasconderci se ne siamo vittime” perchè i panni sporchi non si lavano in casa.
E se la violenza fisica salta agli occhi, è quella psicologica la più subdola che si annida nelle pieghe della nostra mente facendo più male di tutte fino ai casi estremi di femminicidio. “Secondo le statistiche: nove donne su dieci hanno subito violenza e dieci su dieci hanno subito violenza psicologica. Il continuo sminuimento, la tendenza al controllo, a primeggiare sono tutti casi di violenza psicologica. Rivolgersi ai CAV (Centro Anti Violenza) e ai Consultori può essere importante per iniziare un percorso che ci fa uscire dalla violenza”. La dott.ssa Valente chiama in causa anche la Parrocchia che agire come soggetto di prevenzione. Don Franco Liporace conferma il ruolo della Chiesa e dei Parroci: “Spesso incontro ragazzi e ragazze che mi parlano di comportamenti irrispettosi dei loro compagni di classe e dei loro amici e in questo ognuno deve fare la sua parte”.
Ma il silenzio totale in sala piomba nell’ascoltare la testimonianza di Maria Antonietta Rositani e Maria Pia Sollazzo. Rositani, dopo un percorso difficile per uscire dalla violenza agita dall’allora marito, è stata raggiunta a centinaia di kilometri di distanza dall’uomo che ha cercato di darle fuoco. Il 50% del suo corpo era ricoperto da ustioni e centinaia sono stati gli interventi chirurgici cui è stata sottoposta ma il suo pensiero è “per le donne che non sono più qui perché uccise da chi diceva di amarle”. Fra loro c’è anche Ilaria Sollazzo, uccisa dall’ex compagno lo scorso due ottobre a Scalea. Le sorelle sono presenti in sala, la commozione di Maria Pia non prende il sopravvento davanti alla fermezza di quello che vuole essere il suo messaggio: “Imparate a riconoscere la violenza, ragazze ma anche ragazzi. Solo così potete rendervi conto se chi vi sta accanto è violento e solo così potrete riuscire a denunciare”.
Al termine dell’incontro, lo svelamento della Panchina rossa contro la violenza sulle donne con il murale realizzato dall’artista Eugenia Loiero presente all’iniziativa.