Dal Cilento. Punto Nascita di Sapri: uno spiraglio di speranza e un cauto ottimismo
Articolo di Roberta Manfredi
Cittadini, Lavoratori, finalmente è giunto il momento di porre con la forza le nostre rivendicazioni! La salute è un diritto, e l’apertura dell’Ospedale di Sapri è un obiettivo che bisogna conquistare con la lotta! Partecipiamo tutti insieme allo sciopero per l’apertura dell’Ospedale! Nessuno deve rimanere ai margini della lotta! Tutti devono essere partecipi di questo grande momento di mobilitazione popolare!
Era il 28 luglio 1979, un sabato infuocato di piena estate, quando alle 10 del mattino tutta la popolazione di Sapri scese in piazza per reclamare il diritto a ricevere cure sul proprio territorio e per l’apertura di un ospedale che, completato da più di un trentennio, ancora non entrava in funzione.
Quella mattina, in strada c’erano tutte le mamme e tutti i papà di noi che dal 1981 portiamo sulla carta d’identità la dicitura “Nato/a a Sapri”.
E ci è sempre sembrato scontato, a tratti banale, di nascere nello stesso posto in cui si vive, ci si sveglia ogni mattina; nel posto che ha le strade, le luci e i colori e i profumi che conosci meglio delle tue tasche; salvo che poi ci si ritrova a lottare perché quella stessa dicitura scontata, a tratti banale, sulla carta d’identità ce l’abbia anche la prossima generazione di persone che vivranno a Sapri.
Allora ci si rende conto di quanto sia stata grande la lotta delle nostre mamme e dei nostri papà, di quanto sia grande l’eredità, la responsabilità che ci hanno lasciato.
E se pensate che questa sia soltanto una vuota romanticheria, provate a immaginare cosa doveva significare per una partoriente attraversare chilometri e chilometri di strade tutte curve per poter dare alla luce il proprio bambino; provate a immaginare l’apprensione del malore, dell’incidente, di cure che, con un ospedale chiuso a pochi metri, sarebbero di certo arrivate più tardi di quanto avrebbero potuto. Capite ora che bel regalo ci hanno fatto i nostri genitori, i nostri zii, i nostri nonni quella mattina caldissima di luglio di 46 anni fa?
La storia di Sapri e dell’ospedale è una storia che ha davvero del curioso; una storia che, a guardarla oggi, ci pare quasi la sceneggiatura di un film con le sue volute ridondanze che sottolineano un passaggio importante, qualcosa su cui riflettere; e viene quasi da sorridere a realizzare che quel punto nascita oggi a rischio chiusura sia stato in qualche modo il punto di partenza per sognare un ospedale, per sognare il diritto alla salute, nel corso del tempo.
Aveva cominciato nel 1917 il Cavaliere Giuseppe Cesarino, il più grande filantropo saprese, il quale nel suo testamento aveva deciso di lasciare alla Congrega di Carità di Sapri lire cinquantamila […] col quale Capitale si sarà acquistato un terreno piuttosto grande in Sapri o adiacente e in esso costruito un edificio in stile moderno e che ubbidisca a tutti i principi dell’igiene per servire un asilo di vecchi poveri ambo i sessi, una sezione per infermi degenti e una sezione di maternità.
Era la sezione maternità, quello che oggi definiremmo il punto nascita, il fulcro di quel primissimo progetto ospedaliero saprese a ben 62 anni dalla sua effettiva apertura. Non solo: nel corso degli anni ’70 che culminarono con la rivolta popolare del 28 luglio, nella comunità saprese non si faceva altro che parlare dell’esigenza di aprire un presidio di prossimità, del diritto alla salute; al punto che il parroco dell’allora unica Parrocchia dell’Immacolata (e non a caso l’ospedale è dedicato anch’esso all’Immacolata), don Giovannino Iantorno realizzò, nel dicembre del 1976, un presepe senza Natività, inserendo, al posto della mangiatoia, una scatola con su scritto “ospedale” e un cartello che recitava “Quest’anno a Sapri Gesù Bambino non può nascere perché manca l’ospedale”.
Anche Iantorno, come prima di lui Cesarino, ragionava su quella che potremmo definire una sineddoche, pensando la globalità dell’ospedale partendo da una sua piccola (che poi piccola non è) parte: il punto nascita; perché se in un posto non ci nasce nessuno, non ci sarà nessuno a cui garantire diritti, nessuno a lottare per difenderli. E oggi cos’è cambiato? Tutto e niente: i bambini continuano a nascere a Sapri, ma la popolazione è chiamata di nuovo a scendere in piazza per difendere questo diritto e, come in quel 1979, Sapri ha nuovamente risposto compatta.
Oggi, a quello sciopero generale del 28 luglio 1979, si affianca anche quello del 5 maggio 2025 cui ha fatto seguito la fiaccolata del 15 maggio con in testa le ostetriche e una petizione che conta oltre 3.000 firme. Dopo queste grandi e sentite mobilitazioni popolari si è giunti a un incontro dei sindaci di Sapri, Piedimonte Matese e Sessa Aurunca con il Consiglio Regionale della Campania in occasione degli Stati Generali Della Prevenzione indetti dal Ministero della Salute a Napoli il 16 e il 17 giugno.
Nella conferenza stampa tenutasi il 19 giugno presso l’Aula Consiliare del Comune di Sapri alla presenza del sindaco Antonio Gentile e del presidente del Comitato di Lotta Luciano De Geronimo, in un clima di cauto ottimismo, è stato annunciato l’aprirsi di un possibile spiraglio di speranza; nella fattispecie di una proposta di legge per includere Sapri all’interno delle zone disagiate del territorio italiano, proposta che, se fosse approvata, consentirebbe il mantenimento del punto nascita.
Si tratta certamente di un importante passo avanti, frutto dell’impegno congiunto di cittadini, associazioni e istituzioni, al cui esito si guarda con fiducia, ma restando sempre attenti e pronti a continuare a difendere i nostri diritti, consapevoli della grande responsabilità che ci è stata lasciata dal primo Comitato di Lotta, quello del 1979, del grande regalo dei sapresi del passato che hanno consentito a quelli di oggi di nascere a casa, senza i rischi di nascere in casa.
Sapri, tutta Sapri, vuole arrivare a spegnere le 50 candeline del Presidio Ospedaliero dell’Immacolata.