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“COSA RESTA DA SALVARE SUL TIRRENO COSENTINO?”. LETTERA ALLA REDAZIONE DI UN CITTADINO

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“Da un po’ di tempo, per motivi miei o di persone che accompagno, sto girando per vari laboratori, centri diagnostici e cliniche private in cui gli ambienti sono accoglienti e i macchinari e le apparecchiature sono sempre disponibili e funzionanti. Qui non esistono liste d’attesa interminabili o macchinari che si rompono. In pochi giorni viene risolto ogni problema, certamente sborsando un bel po’ di soldi. La possiamo ormai chiamare l’industria della salute, garantita dal malfunzionamento del servizio pubblico che, nonostante paghiamo profumatamente attraverso le tasse, non è in grado di curarci nei tempi giusti”.
Questo lo sfogo di un cittadino dell’alto Tirreno cosentino che nei giorni scorsi ha inviato una lettera alla nostra redazione, con la quale ha voluto far luce su problemi di cui, purtroppo, scriviamo da anni. La Riviera dei Cedri, ossia un territorio aspro in cui i diritti basilari vengono messi a dura prova. La cosa peggiore è che non c’è stato un margine di miglioramento.
“Questo territorio ormai è messo male e se ne sente tutto il peso sociale ed economico, soprattutto economico. Quando ci renderemo conto che così non va bene più niente sarà tardi, anzi è già troppo tardi”. In poco tempo, per controlli di routine, questo cittadino ha dovuto spendere più del dovuto, perché le liste di attesa negli ospedali sono interminabili.
Ma non sono solo le carenze sanitarie a impensierire, ma anche il collegamento stradale. La Ss18 con i suoi mille autovelox è ormai “una strada che non esiste più. Difficile da attraversare, impossibile non uscirne con qualche multa”. Insomma, vivere alle nostre latitudini è difficile, se non coraggioso. Abbiamo voluto pubblicare alcuni stralci di questa lettera, perché è importante far sentire la propria voce, anche in maniera provocatoria, altrimenti mai nulla cambierà e di poche cose si prenderà davvero coscienza.
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