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Città unica Cosenza-Rende-Castrolibero. Il risultato del referendum analizzato dall’associazione “Controcorrente”

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Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa

L’associazione politico-culturale Controcorrente ha organizzato un confronto sugli scenari urbani che si profilano dopo il voto referendario sulla città unica di Cosenza, Rende e Castrolibero. Ad animare il dibattito il sindaco di Cosenza Franz Caruso e il sindaco di Corigliano-Rossano Flavio Stasi, oltre a Walter Nocito e Andrea De Seta soci di Controcorrente.

Nocito, prende atto dell’esito del voto: “la fusione dei comuni è per il momento archiviata e se ne riparlerà chissà quando”. L’astensione al 74% è un record assoluto italiano e il voto resistenziale ha contato su uno zoccolo duro che si è palesato in forma plastica ed evidente, tale da non potere essere archiviato nella valutazione del Consiglio regionale. Sul piano politico restano, però, aperte molte questioni.

Il voto favorevole alla fusione espresso da Caruso, non lo esime dal considerare problematico il percorso imposto dalla legge regionale, contro cui ha proposto ricorso chiedendo la sospensiva del referendum. L’armonizzazione dei bilanci, la programmazione, l’esclusione dei consigli comunali, sono stati alcuni dei punti di assoluta debolezza nell’impianto voluto dalla destra.

La fusione dei comuni di Corigliano e Rossano, come Stasi ha ricordato, è avvenuta invece dopo un percorso lungo, partito dal basso, e non ancora concluso. Nel caso di Cosenza, la “mostruosità calata dall’alto dal centrodestra” ha impedito di approdare a un risultato positivo. Sempre Stasi è convinto che bisogna fare una statua al Pd che ha provato a migliorare la legge regionale.

Al Pd però indirizza una durissima critica De Seta che incalza per l’assoluta mancanza di democrazia interna. Un Pd che non ha saputo valutare il sentire dei cittadini e non ha discusso la questione nelle sedi deputate. Pochi eletti e dirigenti hanno assunto una posizione contigua alla destra invece di opporsi e l’hanno imposta agli iscritti e militanti con risultati disastrosi.

Sul metodo, usato dal centrodestra e ricalcato al suo interno dal Pd, ha posto l’attenzione anche la presidente dell’associazione Carolina Casalnovo. Un metodo, impositivo e calato dall’alto, che ha reso tossico anche la discussione sul merito, bocciato con un messaggio fortissimo. La sfida futura è quella della partecipazione e del coinvolgimento dei cittadini nella vita delle amministrazioni e delle forme in cui potrà essere realizzata: “per creare una dimensione urbana connessa con chi la vive quotidianamente”, una sfida anche politica.

Difficile credere che le fake news, evocate dal consigliere comunale Francesco Graziadio, abbiano determinato la vittoria del no. Tanti gli interventi dei presenti in sala: da Sergio De Simone, che invita Stasi ad annullare la proposta di una nuova provincia a Pietro Tarasi di Sinistra italiana, per il quale una città unica esiste già sotto il profilo urbano-strutturale ed economico-sociale, ma manca nella gestione politica e amministrativa a Massimo Covello, dirigente della Cgil, che ricusa il verticismo della Regione, nel caso della legge sulle fusioni, ma anche su tante altre questioni.

Emilio Cozza propone a questo punto di indire le primarie per la scelta del candidato sindaco di Rende. Per l’assessore Pina Incarnato bisogna rispettare l’esito del voto e proseguire nell’azione amministrativa di Cosenza con l’approvazione dei piani di sviluppo che sono pronti da tempo.

Per Giacomo Mancini, coordinatore dei comitati del Si, l’astensionismo è ormai endemico e a Cosenza ha vinto comunque il Si, ma le nette vittorie del No a Rende e Castrolibero consigliano di fermarsi a riflettere, mentre il consigliere regionale Franco Iacucci ritiene che bisogna proseguire con il percorso di fusione con correttivi di procedura, ma non di merito. Altri tempi quelli in cui, in democrazia, il popolo era sovrano.

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