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Chiusura del Punto Nascita di Sapri. Il “Comitato del no” continua la propria protesta

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Articolo di Roberta Manfredi

Martedì 16 settembre, presso l’aula consiliare del Comune di Sapri si è tenuta una conferenza stampa che ha riunito medici, istituzioni del circondario, CGIL e Comitato di Lotta per fare il punto della situazione a seguito della chiusura del punto nascita divenuta effettiva dal primo settembre scorso.

La conferenza segue la protesta spontanea organizzata dalle partorienti, che lo scorso 10 settembre hanno occupato per qualche minuto la SS18 davanti al presidio ospedaliero, per far valere il loro diritto di partorire in sicurezza in un ambiente che conoscono e con medici che le hanno seguite per tutta la gravidanza.

Una protesta nata anche dall’informazione che non verranno garantite neppure le emergenze, come invece si era assicurato inizialmente.

Una chiusura, quella del punto nascita di Sapri, che è avvenuta come una cesura netta, senza un adeguato accompagnamento verso la necessità di trasferimento delle partorienti in ospedali limitrofi, distanti comunque non meno di 30 minuti da Sapri, che rischiano di allungarsi per la presenza di semafori lungo una strada che presenta anche diverse curve.

Una chiusura che lascia in ferie forzate e con prospettive future del tutto incerte medici e infermieri del reparto. Una chiusura che avviene nonostante la qualifica di Sapri a zona disagiata con la Legge Regionale della Campania n. 11 del 22 luglio 2025. A Sapri e nei paesi limitrofi montano indignazione e rabbia per quella che è stata definita senza mezzi termini l’interruzione di un pubblico servizio.

Per quanto si proseguirà per la via del dialogo, incontrando il Direttore Generale dell’ASL Salerno il 25 settembre e poi tutti i candidati alle elezioni regionali che si terranno il 24 e 25 novembre, aleggia più che mai il ricordo e lo spirito di quella lotta che, nel 1979, portò all’apertura dell’Ospedale dell’Immacolata di Sapri, ironia della sorte, proprio quel primo settembre che oggi ci appare una data così triste.

Insomma la questione del punta nascita di Sapri è tutt’altro che chiusa o archiviata e l’attenzione di istituzioni, associazioni e popolazione del territorio continua a essere alta, pronti, sempre, a rispondere con un secco no a questo affondo al diritto alla salute.

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