CALABRIA. SCALEA. VICENDA AJNELLA. LA PAROLA AI CONCESSIONARI
Diritto di replica. In riferimento al comunicato stampa dell’amministrazione di Scalea sulla vicenda dell’Ajnella, pubblichiamo la replica dei concessionari dello stabilimento balneare.
La solerte e scomposta replica del Sindaco di Scalea ad alcuni articoli di stampa riguardanti la vicenda della concessione demaniale dello storico lido “Ajnella” dimostra, per i toni in essa utilizzati, come l’Amministrazione comunale sia oramai sempre più distante dai cittadini, dai loro problemi e dalle loro esigenze.
Un’amministrazione comunale che ad ogni piccola critica brandisce l’arma della querela (queste le parole del Sindaco: “Le precisazioni sono il frutto di atti e documenti e non di affermazioni diffamatorie per come inviate alla stampa e che verranno affrontate in Tribunale”) dimostra tutta la propria incapacità di dialogare con i cittadini, i quali sono stanchi delle continue polemiche di un’amministrazione la cui unica occupazione è quella di difendere sé stessa dalle critiche che gli arrivano da ogni parte. La replica del Sindaco, del resto, è inesatta e parziale. Inesatta perché non si è mai preteso che l’Amministrazione comunale violasse la legge o, peggio ancora, i provvedimenti della magistratura amministrativa. Quello che si è sempre auspicato era un dialogo costruttivo, cosa che invece non è mai accaduto. Gli incontri avuti col Sindaco e con i tecnici comunali, tenutisi per oltre due anni, sono stati una totale ed inutile perdita di tempo.
Parziale perché nella sua replica il Sindaco ha omesso di riferire alcuni passaggi assolutamente fondamentali ai fini della risoluzione della vicenda. In primo luogo il Sindaco ha omesso di riferire che, in data 8 ottobre 2020, il Consiglio di Stato aveva sospeso il provvedimento di decadenza emanato dal Comune di Scalea. In secondo luogo il Sindaco ha omesso di riferire che il concessionario, pur ritenendo di non esservi tenuto, aveva provveduto alla rateizzazione delle ulteriori somme richieste dal Comune a titolo di indennizzi.
Inoltre nel periodo in cui era attiva la sospensiva riceviamo dal comune un ordine di introito (molto strano per una concessione ritenuta decaduta) per l’annualità 2021, puntualmente pagato. Nelle more tra l’ordinanza del Consiglio di Stato (8 ottobre 2020) e la sentenza del Tar Calabria (gennaio 2022) è trascorso oltre un anno, durante il quale il Comune, se realmente avesse avuto a cuore le sorti dell’Ajnella, preso atto dell’avvenuto pagamento della somma di circa euro 21.000,00 appena 3 giorni dopo la comunicazione del provvedimento di decadenza e della presentazione dell’istanza di rateizzazione delle ulteriori somme richieste al concessionario – venuto meno l’oggetto della contestazione – avrebbe potuto certamente procedere ad una revoca del provvedimento di decadenza.
Nulla vietava al Comune di Scalea di revocare un proprio provvedimento e consentire al concessionario di continuare a lavorare. Ma di ciò, ovviamente, il Comune, troppo impegnato a respingere le critiche al proprio operato, non ne parla. La revoca del provvedimento, del resto, oltre ad essere pienamente legittima ai sensi dell’art.20 della Legge Regionale della Calabria n.17/2005, avrebbe consentito al Comune di incassare delle somme (canoni demaniali, rate di indennizzi ecc.) che ora difficilmente incasserà; avrebbe consentito al Comune di evitare che un bene di così rilevante entità per il patrimonio e per la stessa immagine di Scalea deperisse per incuria; avrebbe evitato di creare disordini e assembramenti su una delle spiagge più belle della costa ed in pieno centro cittadino. Questo bene pubblico, invece, al pari di molti altri, non solo non è stato riaffidato ai concessionari che nel frattempo avevano provveduto al pagamento di quanto erroneamente ritenuto dal Comune, ma non è stato neanche messo a bando.
E così il Comune di Scalea, già in grave crisi di liquidità, continua a non incassare somme che sarebbero servite per rimpolpare lo scarno bilancio comunale. Ma su questo tema abbiamo già assistito alle strenue e altrettanto inconsistenti difese dell’ente.