CALABRIA. SCALEA. QUESTIONE AJNELLA: L’AMMINISTRAZIONE PRECISA

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa

In seguito all’articolo uscito sulla stampa nei giorni scorsi in merito alla situazione delle concessioni demaniali dello stabilimento denominato Ajnella, si rendono necessarie e doverose alcune precisazioni.

Le precisazioni sono il frutto di atti e documenti e non di affermazioni diffamatorie per come inviate alla stampa e che verranno affrontate in Tribunale, sorrette da fantasiose teorie che non possono trovare asilo né nella realtà né conforto nella giurisprudenza.

Partiamo dall’inizio.

Nel giugno 2020, precisamente in data 29.06.2020, l’allora Responsabile del Settore Demanio, adotta atto di decadenza di n. 2 concessioni, una afferente la struttura dell’Ajnella e l’altra afferente lo stabilimento balneare sempre denominato Ajnella.

Tale provvedimento di decadenza segue una nota del 19.03.2020 con cui l’Ufficio tecnico – servizio urbanistica e demanio, comunicava al concessionario titolare di due concessioni demaniali marittime, l’avvio del procedimento per la pronuncia di decadenza ai sensi dell’art. 47 cod. nav.

Il concessionario, a seguito dell’avvio del procedimento, si dichiarava pronto a corrispondere il dovuto ma, per come si legge nel provvedimento di decadenza :”ad oggi (data del provvedimento di decadenza) non sono pervenute note e/o osservazioni ” ed inoltre nel provvedimento si legge che :” il concessionario avrebbe occupato indebitamente parte dell’area di fascia D destinata a servizi e che tale “occupazione abusiva costituisce un sostanziale e indebito incremento della capacità reddituale alle CDM in oggetto”.

Avverso l’atto di decadenza veniva presentato ricorso al TAR Calabria.

A seguito del giudizio, il TAR Calabria emetteva sentenza con le seguenti motivazioni: “l’incontestato elemento fattuale su cui deve riposare la decisione di questo Tribunale consiste nell’esistenza di un consistente debito verso l’erario per canoni demaniali con corrisposti al momento dell’adozione del provvedimento di decadenza”.

Inoltre il TAR rileva come: “il debito del concessionario ha un’origine risalente nel tempo ed era da questi riconosciuto con due atti di sottomissione”.

La circostanza, per come sostiene il concessionario, di aver pagato tutto il debito, è stata oggetto di valutazione del TAR il quale ha potuto verificare la documentazione prodotta

in giudizio ma non ha ravvisato alcun elemento utile per revocare il provvedimento di decadenza.

Avverso la sentenza del TAR veniva proposto appello cautelare al Consiglio di Stato il quale, non sospendendo la sentenza del TAR, testualmente scrive: “non appaiono emergere i presupposti per l’accoglimento della domanda cautelare tenuto conto della sussistenza di una morosità economicamente consistente e risalente nel tempo per omesso pagamento di canoni demaniali, nonché delle interlocuzioni intercorse con l’amministrazione precedentemente all’adozione del provvedimento di decadenza, a fronte delle quali non consta che l’interessato si sia tempestivamente attivato per sanare la propria posizione”.

Questa la vicenda dal punto di vista amministrativo che conferma il provvedimento di decadenza.

Diverse sono state le riunioni presso la Casa Comunale ove il concessionario considera illegittimo un atto di decadenza che il TAR Calabria ritiene valido ed efficace, e propone soluzioni abbastanza fantasiose tipo l’affidamento provvisorio al concessionario decaduto o una revoca in autotutela del provvedimento di decadenza dopo che un primo grado della Giustizia Amministrativa ha emanato sentenza.

Corrisponde al vero quanto affermato dal concessionario ovvero che diverse sono state le interlocuzioni con la Regione Calabria il cui funzionario richiede se il Comune avesse rispettato l’iter amministrativo previsto nel caso di procedura di decadenza e dopo aver ricevuto tanto la Sentenza del TAR quanto l’Ordinanza del Consiglio di Stato, lo stesso funzionario ritiene esaustiva la valutazione della giustizia amministrativa.

Orbene, da parte del Comune di Scalea non c’è alcun accanimento, regia occulta o quanto altro si possa pensare ma esclusivamente il rispetto di una sentenza del T.A.R.

Circa le affermazioni sulla presunzione e sull’arroganza dell’amministrazione, tali affermazioni si rimandano al mittente.

Chi invece parla di comportamenti alla Ponzio Pilato si ricorda che quando sullo scranno di Pilato sedeva lui non si ricordano di sue decisioni epocali prese nell’interesse della Città ma sicuramente lui brillava di luce riflessa.

In merito alla inadeguatezza a guidare il paese siamo sicuri che se tutto si fosse risolto come richiesto dal concessionario avremmo parlato della migliore amministrazione possibile, ma visto che ci sono delle Sentenze e queste devono essere rispettate, si parla di inadeguatezza e incompetenza.

In ultimo chi continua a sostenere che “il Sindaco se vuole può fare tutto” dimostra un attaccamento a forme di amministrazione superate e mai consentite della Cosa Pubblica oltre che una scarsa conoscenza del funzionamento di una pubblica amministrazione.

Laddove l’adito Consiglio di Stato dovesse, nel merito, ribaltare la decisione assunta con l’ordinanza, non si esiterà a darne immediata attuazione.

Condividi questo articolo
Torna su