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Calabria. “Chi ci paga il Tfr?”. La lettera di Francesco Pugliese, ex forestale pronto a incatenarsi davanti alla Cittadella regionale

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Una situazione incredibile, per non dire vergognosa, quella che stanno vivendo centinaia di ex operai dei Consorzi di bonifica calabresi, ossia il mancato pagamento, a distanza di anni dal pensionamento, del Trattamento di fine rapporto lavoro. Dopo l’appello degli ex lavoratori del Consorzio di Bonifica Valle Lao di Scalea, raccogliamo quello di Francesco Pugliese, 69enne di Paola, che dopo 44 anni di servizio e due anni di pensione goduta, ancora non ha ricevuto un euro di Tfr.

In una lettera inviata al Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, Pugliese descrive la sua situazione di precarietà, visto e considerato che sta affrontando delle cure mediche con grandi difficoltà. Tutte cose che invece con i soldi  del Tfr avrebbe potuto sostenere.

Pugliese è stato chiaro: “Se entro breve tempo non riceverò risposte concrete e tempestive sarò costretto, mio malgrado, ad attuare forme di protesta civile, tra cui l’incatenamento presso la Cittadella Regionale”. La missiva è stata inviata anche alle Procure di Paola, Catanzaro, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria e Vibo Valentia. Precedentemente, Pugliese aveva scritto anche alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, senza aver ricevuto risposta.

La lettera di Francesco Pugliese

Mi chiamo Francesco Pugliese, conosciuto affettuosamente come Scicco. Sono un ex lavoratore idraulico-forestale, nato nel 1956 a Juiz de Fora da genitori calabresi emigrati in Brasile, e sono rientrato nella mia terra d’origine, a Paola, all’età di soli 6 anni. Dal 1979 ho lavorato con dedizione per quarantaquattro anni presso i cantieri forestali gestiti dal Consorzio di Bonifica di Scalea, nell’ambito del comparto regionale.

Il motivo di questa mia lettera è profondamente umano prima ancora che giuridico: a oltre due anni dalla mia pensione, non ho ancora ricevuto il Trattamento di Fine Rapporto (TFR). Un diritto che mi spetta per legge e che rappresenta non un privilegio, ma il frutto di una vita di lavoro onesto e faticoso. Il 28 febbraio 2024, il Consigliere regionale Davide Tavernise ha presentato l’Interrogazione n. 215, proprio per porre l’attenzione sul ritardo cronico e ingiustificato nel pagamento del TFR ai lavoratori dell’Azienda Calabria Verde, evidenziando che:

– La L.R. 55/2023 obbliga i Consorzi di Bonifica a trasferire i TFR maturati dai lavoratori transitati all’Azienda Calabria Verde;
– Già a maggio 2022 si parlava di 25 milioni di euro di arretrati per i lavoratori forestali in pensione dal 2020;
– Solo nel febbraio 2024 si stava procedendo al pagamento del TFR relativo al 2021;
– L’Azienda Calabria Verde, pur non essendo una PA in senso stretto, è tenuta a rispettare le tempistiche previste per il settore privato, ovvero non oltre 3 mesi dalla cessazione del servizio.

Alla luce di tutto ciò, non si può che concludere che la situazione sia gravemente lesiva dei diritti e della dignità di noi ex lavoratori. Personalmente, vivo oggi in condizioni di grave disagio economico e con importanti problemi di salute, tra cui l’usura della cartilagine della rotula del ginocchio destro, che mi provoca dolore costante, gonfiore e difficoltà di movimento, e che non posso curare per mancanza di risorse.

Dopo aver inviato, in data 11 febbraio 2025, una Lettera Aperta alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a oggi non ho ricevuto alcuna risposta. Le Istituzioni sembrano aver voltato le spalle a chi ha lavorato per una vita al servizio della collettività.

Per questi motivi, con la presente Le chiedo un riscontro immediato e risolutivo. Il mio appello non è isolato: centinaia di ex lavoratori forestali calabresi si trovano nella mia stessa condizione. L’inerzia amministrativa non può più essere tollerata.

Se entro breve tempo non riceverò risposte concrete e tempestive, sarò costretto – mio malgrado – ad attuare forme di protesta civile, tra cui l’incatenamento presso la Cittadella Regionale, per richiamare l’attenzione pubblica e delle istituzioni su un’ingiustizia divenuta insostenibile. Confido che voglia evitare che si arrivi a tale gesto estremo e si impegni a garantire il rispetto dei diritti fondamentali di chi, come me, non chiede altro che giustizia.

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