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Bonifati. “Aggressione a don Quintieri”. Il parroco: “Parto dal perdono, non strumentalizziamo la vicenda”

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“La speranza si nutre di gesti e il primo è il perdono”. Queste le parole del parroco di Bonifati, don Guido Quintieri, che interviene sull’episodio che lo ha visto sfortunato protagonista. Domenica 27 aprile, infatti, il prete è stato aggredito sul sagrato della chiesa. Don Quintieri ha voluto ringraziare tutti per la vicinanza, in particolar modo il vescovo della diocesi San Marco Argentano-Scalea, Stefano Rega. “Invito – ha concluso – i giornalisti a non cedere alla tentazione di strumentalizzare questi fatti di cronaca semplicemente perché attirano l’attenzione dei lettori”.

Il comunicato stampa del Parroco di Bonifati

Domenica scorsa invitavo a non “farci rubare la gioia”. Ribadisco questo invito innanzitutto alla comunità Parrocchiale di Bonifati che ringrazio per la vicinanza e solidarietà espressami in tutti i modi. Persone generose, dalla fede autentica che sa andare oltre i soliti stereotipi di una religiosità intrappolata da percorsi processionali o di come le statue debbano affacciarsi alle finestre delle case. Una comunità che sa comprendere le fragilità di chi, purtroppo, si è lasciato vincere dalle dipendenze, per questo ciò che conta, oltre alla denuncia di questi mali come ricordavo il Venerdì Santo, per chi crede è la preghiera, prima fra tutte l’Eucarestia che intendo celebrare proprio per colui che non consapevole del gesto si è lasciato vincere dalla violenza causata da questi mali endemici. Probabilmente la reazione violenta nei miei confronti sarà stata scaturita da un mancato affaccio della statua alla finestra della propria abitazione, come dicevo sopra, personalmente non vado a rintracciarne i motivi ed invito a fare altrettanto. Abbiamo bisogno di gesti concreti di speranza, perché essa “va organizzata” come ci ha insegnato Papa Francesco nella bolla di indizione del Giubileo che stiamo vivendo. Sono convinto che il primo gesto concreto per organizzarla è il perdono. Non dobbiamo avere paura di nascondere le nostre fragilità per timore che venga rovinata la reputazione di un luogo, ma saperle riconoscere e cercare di curarle con l’impegno di tutti, nessuno escluso. Una comunità esente da fragilità e piaghe non esiste. Voglio ringraziare tutti per le espressioni di solidarietà e di vicinanza, primo fra tutti il mio Vescovo Stefano e l’intero presbiterio diocesano. Vi assicuro che sentire la vicinanza di tanti amici e conoscenti vicini e lontani mi ha aiutato molto. Invito infine i giornalisti a non cedere alla tentazione di strumentalizzare questi fatti di cronaca semplicemente perché attirano l’attenzione dei lettori. Sono stato educato e formato alla bellezza e sono anch’io fermamente persuaso che organizzare la speranza significa anche riconoscere e condividere il bene ed il bello, perché solo quando questo farà più notizia della violenza ci ritroveremo a sperimentare una comunità più bella e fraterna.

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