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Balneari e Bolkestein. “Niente più proroghe”. La sentenza della Corte di Giustizia europea lascia però degli spiragli

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La sentenza della Corte di Giustizia europea è chiara: non sarà più possibile una proroga delle concessioni sul demanio marittimo; concessioni che, è bene ribadirlo, non riguardano solo gli stabilimenti balneari, ma anche alberghi, campeggi e rimessaggi.

Dal prossimo anno si andrà all’asta pubblica, ma ci sono degli spiragli. Infatti, da quanto spiegatoci dal presidente del Sindacato italiano balneari Calabria, Antonio Giannotti, la sentenza suggerisce un aspetto che gli stessi balneari chiedono da sempre: una legge quadro chiara. Insomma, stop a sentenze che mettono subbuglio in una vicenda già disordinata.

Come ci si può salvare dalla Direttiva Bolkestein? Il primo passo è la mappatura della “risorsa spiaggia”. In poche parole, bisognerà verificare quanta spiaggia libera c’è ancora a disposizione e quante concessioni potranno essere rilasciate. In caso di scarsità della risorsa, cioè l’impossibilità a poter rilasciare altre concessioni, allora si ricorrerebbe alle regole imposte dalla direttiva europea. Sempre da quanto spiegatoci, l’Italia da questo punto di vista dovrebbe essere salva, perché di spiaggia libera ce n’è a sufficienza e le concessioni finora esistenti occupano ben poco. Se poi si dovesse adottare il criterio della “territorialità”, ossia l’applicazione regione per regione, la Calabria sarebbe comunque salva.

Certamente, queste sono interpretazioni che i sindacati di categoria stanno facendo, tenendo in considerazione la sentenza di ieri. Il vero problema è un altro, se la Commissione europea che sta vigilando con molta scrupolosità sull’Italia non dovesse accettare l’escamotage della “risorsa spiaggia”, allora si aprirebbe un altro guazzabuglio. Infatti, la sentenza non ha trattato la questione del “valore di impresa” e, altro aspetto, l’ultima proroga aveva fissato il rinnovo automatico delle concessioni fino al 2033, di conseguenza quelle rilasciate riportano questa data di scadenza e sulla base di questa scadenza molti imprenditori hanno  effettuato degli investimenti.

“Pertanto – ci ha detto Giannotti – ciò darebbe luogo a molti conteziosi, per non parlare del caos che si innescherebbe. Una cosa è certa, al momento il settore è paralizzato, questa sentenza apre degli spiragli, ma non ci fa stare tranquilli. Nessuno di noi oggi canta vittoria, anzi c’è molta preoccupazione”.

 

 

 

 

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