Assistenza sanitaria in Calabria. Tortora. Un caso di “ordinario abbandono” dalla frazione montana di Acqualisparti
Per scoprire come il mondo possa essere vario non bisogna allontanarsi troppo dalla propria casa, a volte basta spostarsi di appena duecento metri. Questo quanto abbiamo appreso dalla segnalazione giuntaci dalla signora Maria Rosa Reale, che abita nella frazione montana Acqualisparti di Tortora, zona confinante con Lauria, comune della Basilicata.
Il suo caso non mette solo in mostra le note carenze del sistema sanitario calabrese, ma con amarezza ci fa toccare con mano l’abbandono in cui versano alcune aree rurali, che possono essere considerate “periferie delle periferie”. La signora Reale, vedova da sette anni, assiste i propri genitori. Sua madre e suo padre hanno rispettivamente 93 e 94 anni. Entrambi hanno delle patologie e diversi “acciacchi”; in particolar modo il padre, che il 30 settembre 2022 si è anche fratturato un femore.
Senza perdersi d’animo Maria Rosa, come tanti che abitano qui, “ha abbracciato la sua croce” e, grazie all’aiuto dei componenti della piccola comunità che lì risiede, tira avanti come può, conscia del fatto che l’assistenza domiciliare è una chimera. “Da quando mio padre si è fratturato il femore – ci spiega – non ho ricevuto la visita di un medico, di un infermiere o di un fisioterapista”. Da premettere che la signora ha fatto richieste su richieste, ha firmato carte su carte, ha ricevuto rassicurazioni su rassicurazioni, ha fatto viaggi su viaggi, ma nulla si è mosso; anzi, ci ha quasi rimesso l’automobile visto che le strade di collegamento per Tortora e Praia a Mare sono quasi delle mulattiere.
Eppure, ai due anziani genitori è stata riconosciuta e certificata l’invalidità, nonché tutti quei diritti che si riconoscono a chi vive una condizione di disagio. “I medici – ci racconta – sono venuti solo per accertarsi se i miei genitori fossero o meno invalidi, come è giusto che sia, dopodiché solo parole, promesse, carte spedite e rimaste chissà su quale scrivania. Quando ho chiesto spiegazioni, mi è stato risposto che era difficile raggiungere la zona. Insomma, sembra che Acqualisparti sia sulla Luna”.
Ma a tutto ciò si aggiunge la beffa. Come sottolineato a inizio articolo, la contrada di Acqualisparti confina con il comune lucano di Lauria; ebbene, a meno di duecento metri di distanza dall’abitazione della signora Reale vivono altri anziani nelle stesse condizioni di salute dei suoi genitori, che ricevono però una regolare assistenza domiciliare. La loro “fortuna”, parola che logicamente usiamo con amara ironia, quella di risiedere in un comune della Basilicata, in cui il sistema sanitario, con tutte le sue pecche, in questi casi si mostra efficiente.
Insomma, di fronte a questo paradosso ci chiediamo: è una sfortuna ammalarsi in Calabria? È una maledizione vivere in una contrada montana di un comune calabrese? E, soprattutto, quante “sfortune” devono sopportare e scontare alcuni cittadini prima di essere ascoltati?
“Anche perché – conclude Maria Rosa – quello dei miei genitori non è l’unico caso presente nelle frazioni montane di Tortora”.