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ALTO TIRRENO COSENTINO. ANCHE QUEST’ANNO RINNOVATO IL TRADIZIONALE PELLEGRINAGGIO A PIEDI AL SANTUARIO DELLA MADONNA DEL PETTORUTO DI SAN SOSTI

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Si è rinnovata anche quest’anno la tradizione del pellegrinaggio a piedi al Santuario della Madonna del Pettoruto di San Sosti. Un gruppo composto da una trentina di persone è partito nella notte tra venerdì e sabato scorso e lungo il percorso ha accolto anche i pellegrini di Grisolia, Maierà e Santa Maria del Cedro nelle località Bocca del Carpino e Valico del Palombaro.

Dopo la consueta pausa ristoro nei pressi del fiume Rosa a base di peperoni fritti con sarde, vino e organetto il gruppo ha raggiunto il Santuario. Il parroco di Verbicaro don Mario Barbiero ha celebrato per loro la santa messa e nell’occasione ha consegnato una targa ricordo a Fedele Di Giorno, un verbicarese di 71 anni che da 63 – ininterrottamente – non rinuncia al pellegrinaggio a piedi al Pettoruto.

Il racconto del pellegrinaggio

Dormono ancora le cime delle colline, e le valli, e tutte le creature che muovono sopra la terra. È l’alba di un giorno speciale, di un giorno nuovo dove le sciocche difficoltà e i contrasti del nostro tempo non possono trovare posto. Quello che più conta è mettersi in cammino, un cammino fatto di speranze, di preghiere dette sotto voce, di desideri. L’importante è andare, e non voltarsi indietro perché la meta fa dimenticare le fatiche. Questo lo sa molto bene Fedele Di Giorno nato il 27 febbraio del 1951, che da sessantatré anni, percorre a piedi il sentiero che da Verbicaro conduce a San Sosti, al Santuario della Madonna del Pettoruto. Tutti gli anni, il primo weekend di settembre organizza scrupolosamente queste giornate. Uomo umile ma tenace e fedele come il nome che porta. Fisico asciutto, gran lavoratore, tre figli e la moglie che lo ha sempre incoraggiato. Zaino in spalla e si va, bisogna partire presto perché il sentiero è lungo e tortuoso, fatto di rovi, massi da scavalcare, salite ripide e discese, fiumi da costeggiare. Aveva otto anni e per la prima volta Fedele con i genitori intraprende questo pellegrinaggio.
È una tradizione molto sentita dalle comunità locali, che ancora oggi viene portata avanti. Dal primo settembre al cinque settembre da tradizione si andava a San Sosti per comprare o vendere animali (maiali, vitelli, pecore), mentre dal cinque all’otto settembre si giungeva al Santuario per porgere voti alla Madonna e per la processione. Da Verbicaro, Grisolia, Buonvicino, Diamante, sono tanti i fedeli che si aggregano lungo il sentiero, alcuni anche scalzi. In quegli anni erano più di mille le persone che partivano dai loro paesi per onorare la Madonna del Pettoruto. Ma Fedele dall’età di otto anni non si è mai fermato, prima con le lanterne ad olio adesso con la torcia alle prime luci dell’alba del tre settembre si deve partire. Da Verbicaro, Fedele con il suo gruppo, alle due del mattino si incamminavano verso Bocca di Carpino, dove qui si aggregavano le persone di Grisolia e si proseguiva insieme. Al Varco del Palombaro si aggiungeva invece il gruppo di Buonvicino e Diamante: le donne intonavano canti popolari o inni alla Madonna e gli uomini e i bambini suonavano utilizzando, fischietti, organetti, zampogne. Ogni tanto qualche pausa per riposarsi e mangiare qualcosa. Dal Palombaro si scendeva lungo la valle del fiume Rosa, già comune di San Sosti e si procedeva seguendo il corso del fiume. Nel cuore del Pollino, il monte Montea sorvegliava dall’alto il lungo andare dei pellegrini. In località Capi di Rosa, prima di arrivare al Santuario ci si fermava per il pranzo. Mancava poco all’arrivo. Il pranzo era fatto di cose semplici e genuine, ognuno offriva quello che aveva preparato accuratamente. Il piatto tipico erano i peperoni fritti con le alici, pane duro, salami e formaggi, e non poteva mancare anche un bicchiere di vino. Dopo il pranzo di nuovo in cammino. La meta è vicina. Arrivati, si procede con fatica, l’ultimo tratto, Fedele incoraggia i suoi compagni, non possiamo mollare proprio adesso, la Madonna ci aspetta. Eccolo il Santuario, emozionati si entra in chiesa per pregare e salutare Maria. Fedele è stanco ma contento, i suoi occhi dicono tutto. Dopo essersi riposati, iniziano i festeggiamenti, si balla tutta la notte davanti al Santuario, si mangia, si beve. Chi inizia a sistemarsi per la notte usa la felce come materasso, si dorme in chiesa. L’entusiasmo è tanto, non si vorrebbe ripartire, ma ecco è già domenica, dopo la messa e la benedizione del parroco, ci si rimette in viaggio verso le proprie abitazioni, altre sei ore di cammino bisogna affrontare. Fedele conosce a memoria quei sentieri, ogni albero, ogni pietra, chissà che cosa pensa. Lui parla con la natura, solo gli alberi conoscono i suoi segreti. Quel sentiero l’ha visto ogni anno cambiare, adattarsi ai mutamenti della terra, soprattutto nel 1965 quando la zona fu colpita da una forte alluvione. È impossibile descrivere chi è Fedele, le sue parole, i suoi racconti detti in dialetto, sono carichi di una tradizione che non si può dimenticare. Una tradizione popolare molto antica. Quest’anno è un anno importante, arrivati a San Sosti, al termine della messa, il parroco di Verbicaro Don Mario ha consegnato a Fedele un riconoscimento significativo, una targa per ricordare la sua costanza, la sua fede, il 3 settembre 2022, Fedele arriva al Santuario per la sessantatreesima volta.

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