ALTO TIRRENO COSENTINO. LA DROGA, LA MORTE DI FRANCESCO E UNA RIFLESSIONE NECESSARIA PER “RINASCERE”
Si chiama droga ed è un mostro che trova casa in ogni comunità, anche a queste latitudini, dove tutto è apparentemente tranquillo. Sebbene non sia una novità, fin quando non miete vittime o non compare in qualche articolo che narra delle operazioni delle forze dell’ordine, la droga viaggia silenziosamente, distruggendo giovani, meno giovani e famiglie.
La droga non fa distinzioni, è democratica, ha già da tempo messo in campo una perfetta parità di genere e di censo. Se ne fa largo consumo e scorre a fiumi, anche qui sull’alto Tirreno cosentino. Riempie le serate noiose, placa le frustrazioni, consola chi porta avanti cause impossibili e ha desideri irrealizzati, rende più coraggiosi e poi chiede il conto. Non è nostra intenzione fare la morale a chicchessia, ma è solo una constatazione dei fatti, di quello che quotidianamente raccontiamo. La morte di Francesco Prisco, avvenuta in modo violento, sintomo anche di un gangsterismo che sta prendendo piede ovunque, non ha rotto un segreto, ma solo un tabù. Infatti, si dice che di certe cose è meglio non parlarne, che tanto chi ne parla rischia solo di prendersi addosso l’antipatia di qualcuno.
Molti sanno, sapevano e sapranno; le zone d’ombra risiedono tanto nell’animo umano quanto nella società che, d’altronde, è composta da individui. Ci sono casi in cui una piccola comunità non rappresenta un porto sicuro, ma una gabbia dalla quale si vuole evadere in ogni modo. C’è chi riesce a sopportare, chi se ne fa una ragione, chi condanna facilmente, chi invece sonnecchia su morbidi giudizi che rinnovano un buonismo di facciata; ma il buonismo alimenta anche molti mali, per esempio: l’indifferenza e l’irresponsabilità.
Sentiamo spesso dire “chi è causa del proprio male pianga sé stesso”, anche questo è vero; ma ci sono mali collettivi da cui tutti prendono le distanze, lasciando che prima o poi qualcuno se ne faccia carico, nella speranza che vengano eliminati con un colpo di spugna. In fondo, la legge punisce i colpevoli, non i suggeritori occulti, o i modelli, o le storture sociali che spesso vengono esaltate piuttosto che stigmatizzate. Basti pensare alle tante serie televisive che sono diventate quasi modelli educativi, ma questa è solo la punta dell’iceberg.
Detto in soldoni: è tempo di prendere coscienza; di essere comunità viva e non passiva; di essere vigili, di non restare nel torpore dell’indifferenza. Questa riflessione non ha intenti giustizialisti o, peggio ancora moralistici, ma speriamo che apra un dibattito profondo. Il tutto prende spunto dalla lettera dei familiari di Francesco, letta ieri, martedì 22 marzo, nel corso delle esequie di Francesco Prisco, nella chiesa Santo Stefano Protomartire di Tortora. Pubblichiamo integralmente la loro lettera. Forte anche l’appello che lanciamo alle istituzioni, affinché ci sia una rivoluzione dei cuori e delle coscienze che proprio le istituzioni hanno il dovere di promuovere.