“IL CAMMINO DI SANTIAGO” NEGLI OCCHI DI CHI LO HA VISSUTO E VUOLE RITORNARCI. IL RACCONTO DI FERDINANDO TRIESTINO

Ci sono viaggi che si intraprendono per rilassarsi, altri che invece sono dei “pellegrinaggi”, degli “attraversamenti” dell’anima che servono per una necessaria rigenerazione. Questo è un po’ quello che succede a coloro i quali hanno portato a termine “Il Cammino di Santiago”. In tanti si spingono in questa impresa, camminando, riflettendo, cercando delle risposte nel silenzio e nella solitudine, anche se in mezzo alla natura non si è mai soli.

Alcune cose di questo “viaggio” ce le siamo fatte raccontare da un tortorese, Fernando Triestino, che dal 16 maggio al 03 giugno scorsi ha concluso la prima parte del lungo itinerario che da Saint-Jean-Pied-de-Port termina a Santiago. Sono 781 chilometri, ma lui si è fermato a Leòn, percorrendo circa 450 chilometri; il resto del cammino lo farà a maggio 2023, ma con il desiderio di arrivare fino a Finisterre, aggiungendo così anche un’altra tappa. Infatti, tanti pellegrini dopo essere arrivati a Santiago viaggiano per altri 87 chilometri, fino a Finisterre per l’appunto, che si affaccia sull’Oceano Atlantico, dove per tutti, prima della scoperta delle Americhe, finiva il mondo.

Duro pensare di dover fare a piedi venti, venticinque chilometri al giorno; eppure, non ci si sente mai stanchi. Si procede, si riflette, ci si rigenera, attraversando la natura, città in cui si respira aria di solennità. Ma il Cammino di Santiago è anche un viaggio tra gente di nazioni diverse, perché qui si incontrano persone di qualsiasi paese e cultura. Ognuna di loro ha un motivo, una ragione, per percorrere queste strade, per attraversare luoghi anche impervi; ma mai ci si sente appesantiti, anzi ogni cosa appare sopportabile e leggera.

“Tra le esperienze che mi hanno colpito – ci racconta Fernando – quella di un pranzo che ho fatto con alcuni pellegrini. Eravamo seduti allo stesso tavolo 13 persone, ognuna di nazionalità diversa. La concordia e la serenità che ho trovato in quel momento mi hanno fatto riflettere molto. Abbiamo comunicato senza problemi, dopodiché abbiamo ripreso il viaggio tutti insieme, come se ci conoscessimo da sempre, come se avessimo sempre vissuto insieme”.

Non si attraversa un luogo per scoprire qualcosa che non conoscevamo; spesso, camminando, scopriamo noi stessi e comprendiamo che quel luogo ha sempre abitato in noi; abbiamo improvvisi dèjà-vu. È la sensazione più difficile da spiegare per chi compie il “Cammino di Santiago”, ma è forse anche ciò che lo rende così misterioso e affascinante.

“Avevo deciso di fare questo viaggio con un amico di Praia a Mare – ha aggiunto Ferdinando – purtroppo lui non c’è più, così ho portato con me dei suoi oggetti personali e li ho lasciati lì, lungo il cammino. È stato un modo per soddisfare quel desiderio, che coincideva anche con la volontà di iniziare una nuova vita”.

 

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