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CETRARO E PRAIA A MARE. “DUE RISONANZE MAGNETICHE USATE POCO E MALE”. LA DENUNCIA DELLA DEPUTATA PENTASTELLATA ANNA LAURA ORRICO

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Dopo la denuncia del dottor Simone Sollazzo che, a inizio dicembre, aveva segnalato gli sprechi nella sanità calabrese, nonché il cattivo utilizzo delle risonanze magnetiche degli ospedali di Cetraro e di Paola, arriva anche quella della deputata calabrese del Movimento Cinque Stelle, Anna Laura Orrico, che con una nota stampa fa da cassa di risonanza a quel grido d’allarme lanciato da Sollazzo. Già precedentemente, la denuncia di Sollazzo era stata ripresa dal comitato zonale dell’alto Tirreno cosentino, che sta dando vita al Gruppo territoriale Atc del Movimento Cinque Stelle. Gli attivisti avevano chiesto ai sindaci, ai deputati e ai senatori un intervento deciso affinché si ponessero dei correttivi, interessando anche la Procura della Repubblica di Paola e la Corte dei Conti sulla vicenda.

“Due macchine di Risonanza Magnetica ad alto campo – scrive Orrico – di cui sono dotati gli ospedali di Cetraro e Praia a Mare, grazie alle quali si possono effettuare esami altamente specialistici riguardanti una vasta gamma di patologie e che, purtroppo, a causa di guasti, ritardi nelle riparazioni e scarso utilizzo non riescono a soddisfare le richieste dei tanti residenti della vasta area interessata. Circostanze, queste, denunciate da alcuni cittadini del territorio e da alcuni medici.

I macchinari diagnostici invece – prosegue l’esponente pentastellata – se utilizzati a pieno regime, con adeguato personale medico a supporto, possono fornire un numero di prestazioni tale da mitigare notevolmente il doloroso fenomeno della migrazione sanitaria nonché la necessità, da parte dei cittadini della zona, di rivolgersi a strutture sanitarie private che determina un aggravio delle spese da sostenere per le cure. Ecco perché – conclude Anna Laura Orrico -, ho presentato un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro della Salute Schillaci per capire se la cattiva gestione dei macchinari diagnostici in questione, quindi il loro utilizzo e la loro manutenzione, non rappresentino un grave danno per il diritto alla salute dei cittadini dell’Alto Tirreno cosentino che non possono così godere di adeguati livelli di prestazioni e servizi sanitari”.

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