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CALABRIA. ALTO TIRRENO COSENTINO. OTTO ORE IN AMBULANZA PER UN POSTO LETTO. LA STORIA DI UN SESSANTOTTENNE

Un’odissea iniziata intorno alle 13.45 di ieri e terminata alle ore 22.43.

A raccontarci l’ennesimo itinerario pazzo lungo la disastrata sanità alto tirrenica è il figlio di un uomo di Scalea che, giovedì, a causa di una caduta in casa, aveva riportato, almeno secondo il primo referto, la frattura di una costola.
Come detto, l’uomo cade rovinosamente da una scala e viene trasportato per un controllo all’Ospedale di Cetraro. Sottoposto ai raggi, gli viene riscontrata la frattura di una costola. Secondo i medici all’uomo, di sessantotto anni, basterà un po’ di riposo. Fatto sta che nella serata di giovedì i dolori aumentano e continuano per tutta la notte, finché alle 13.45 di ieri, il figlio decide di chiamare di nuovo l’ambulanza, questa volta la destinazione sarà l’Ospedale di Praia a Mare. Qui, il sessantottenne viene di nuovo sottoposto a Tac, e viene rilevato che le costole incrinate sono quattro, di cui tre comprimono su un polmone. Al nosocomio di Praia a Mare, però, il reparto di Chirurgia non c’è da tempo, quindi per l’uomo la prossima destinazione sarà Paola.

Il viaggio verso il San Francesco è accompagnato dai soliti dolori, ma tutti pensano che sarà l’ultima tappa. Purtroppo, non è così. A Paola, i medici del Pronto soccorso guardano i referti e senza un’ulteriore visita rimandano di nuovo il sessantottenne a Praia a Mare. Basta che rimanga in osservazione.

Si riparte quindi per Praia a Mare. I famigliari dell’uomo arrivano nel pazziale dell’Ospedale della Città dell’Isola Dino, ma non trovano l’ambulanza, che è tornata indietro poco prima di imboccare il bivio che porta in località Santo Stefano per fare tappa alla postazione del 118 di Scalea. Perché? Ai famigliari è stato detto che andava effettuato il cambio turno.

Il viaggio è finito? No, la tappa definitiva sarà Castrovillari, perché sulla costa tirrenica non ci sono posti letto.

Stamani, abbiamo risentito il figlio dell’uomo che ora è lì ricoverato.
Cos’altro c’è da aggiungere?

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