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BASILICATA. INCHIESTA DELLA DDA. TUTTI I PARTICOLARI

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Due anni di indagini che hanno avuto la loro conclusione con quanto avvenuto oggi. L’inchiesta della Procura della Repubblica di Potenza è stata condotta da Carabinieri e Polizia, i quali hanno dato esecuzione a due misure di custodia cautelare nei confronti del consigliere regionale Francesco Piro, condotto nel Carcere di Potenza; e del sindaco di Lagonegro Maria Di Lascio, sottoposto agli arresti domiciliari. Obbligo di dimora nei confronti di Francesco Cupparo, assessore della Giunta regionale della Basilicata e di Rocco Leone, già assessore della Giunta e ora consigliere regionale.

Divieto di dimora a Potenza è stata emessa nei confronti di Giuseppe Spera, Direttore amministrativo dell’ASP Basilicata dal 9 ottobre 2019 al 10 agosto 2020. Indagati anche Vito Bardi, Presidente della Regione Basilicata; Francesco Fanelli, già assessore alle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali della Regione Basilicata e attualmente assessore alla Salute; Gianni Mastroianni, assessore del Comune di Lagonegro con deleghe alle Attività produttive, Commercio, Artigianato, Dissesto idrogeologico, Forestazione, Lavoro e formazione; Donatella Merra, assessore alle Infrastrutture e Mobilità della Regione Basilicata; Antonio Ferrara, Dirigente del Settore Amministrativo della Regione Basilicata e Segretario Generale della Giunta regionale.

Le imputazioni vanno dall’induzione indebita alla concussione tentata, peculato, traffico di influenze. I filoni di inchiesta riguardano principalmente la gestione della sanità con nomine, promozioni, trasferimenti, assunzioni, includendo anche le attività amministrative legate alla costruzione del nuovo ospedale di Lagonegro. E proprio il nuovo ospedale di Lagonegro sarebbe stato utilizzato durante la campagna elettorale delle ultime comunali di Lagonegro come esca per procacciare voti, che sarebbero stati ripagati con nomine e trasferimenti.

Sotto la lente di ingrandimento le attività di Piro. Dalle intercettazioni in mano all’accusa, emergerebbero relazioni con esponenti della criminalità organizzata locale. Relazioni che venivano ostentate da Piro con i suoi interlocutori. Le indagini sono proseguite anche durante le elezioni del 25 settembre scorso, in questo caso alcuni degli indagati strumentalizzavano la loro funzione pubblica per effettuare delle ritorsioni contro soggetti che erano ritenuti non disponibili a sostenere il candidato Piro. In particolare, proprio il sindaco di Lagonegro richiedeva, senza riuscirvi, a funzionari di società che gestiscono le reti di telefonia mobile, di disattivare i ponti radio da loro gestiti per impedire il traffico telefonico in alcune zone.

Logicamente, queste sono le ricostruzioni dell’accusa che poi andranno verificate durante il processo.

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