Nel 14° anniversario della scomparsa, il territorio fa memoria di Don Michele Oliva
Comunicato Stampa
Nel 14° anniversario della scomparsa, il territorio fa memoria di Don Michele Oliva: il Parroco che evangelizzava attraverso la formazione, l’arte e i pellegrinaggi
Oggi 8 ottobre 2026 ricorre il 14° anniversario della morte di Don Michele Oliva, sacerdote originario di Papasidero che guidò le Parrocchie Santa Maria del Piano di Verbicaro e San Giuseppe Lavoratore di Scalea, deceduto all’età di 68 anni.
Un uomo verso cui la comunità, nonostante il passare del tempo, continua a nutrire gratitudine. La sua azione pastorale può essere sintetizzata nell’espressione “evangelizzare attraverso la formazione, l’arte e i pellegrinaggi”.
Il compianto parroco si spese molto per la diffusione della cultura, offrendo a tutte le generazioni l’opportunità di una buona formazione cristiana nei metodi e nei contenuti. Era convinto che un’adeguata preparazione rendesse liberi e ponesse nelle condizioni di affrontare le sfide del tempo presente, diventando così evangelizzatori. Per questo oltre alla lectio divina (ben quattro volte alla settimana) propose momenti di approfondimento comunitario sui Documenti Conciliari e sulle Encicliche dei Pontefici.
Ideò percorsi di catechesi mistagogica sviluppati anche attraverso itinerari artistici. Questa intuizione permise una più immediata comunicazione con le persone di qualsiasi età e grado di istruzione, poiché si trattava di uno strumento attraverso cui passare dalla realtà visibile a quella invisibile.
Oltre alla bellezza esteriore e all’armonia con i luoghi, ogni opera era caratterizzata da una struttura simbolica che rimandava a un significato molto più profondo. Si ricorda, ad esempio, l’altare a forma di mensa ovale realizzato a Scalea, il quale richiamava la dimensione comunitaria dell’Eucaristia. Coloro che vi sedevano intorno per la celebrazione dei sacramenti, successivamente erano chiamati a portalo idealmente in strada vivendo le relazioni di fraternità con tutti, vicini e lontani.
A ben pensare il metodo pastorale adottato da Don Oliva fu lungimirante, poiché anticipava il cammino di ascolto sinodale messo in atto dalla Chiesa nei tempi moderni. La programmazione delle attività così come la realizzazione delle creazioni artistiche avveniva mediante il consulto dei tecnici e il coinvolgimento diretto dei fedeli.
Ogni anno promuoveva numerosi pellegrinaggi, sia al livello locale che verso i grandi centri di spiritualità come Lourdes, Fatima e Međugorje. Considerava questa opportunità un buon metodo per evangelizzare e costruire relazioni.
Fu il promotore del Cammino Neocatecumenale in zona, anche se nelle parrocchie da lui guidate hanno convissuto diverse movimenti ecclesiali quali l’Azione Cattolica e la Comunità Maria.
Tutto ciò lo portò a diventare un punto di riferimento non solo per le comunità a lui affidate, ma per l’intero territorio e per i turisti che ivi trascorrevano le vacanze.
Anche il Vescovo Mons. Domenico Crusco, una volta diventato emerito, decise di offrire il suo servizio affiancando quello di Don Michele Oliva.
Ma accanto ai momenti pubblici, c’erano gesti di prossimità non immediatamente percepibili.
Probabilmente mai si vedrà una foto del compianto parroco che porta da mangiare o aiuta qualcuno, poiché il suo insegnamento era quello sostenere nella riservatezza ma con intelligenza.
Ai suoi collaboratori segnalava che non era sufficiente raccogliere i ragazzi e dargli un luogo dove trascorrere il tempo poiché ciò in taluni casi poteva rivelarsi un pericolo, ma era necessario stargli vicino ed accompagnarli. Essere punti di riferimento.
Ovviamente nella vita del prelato non mancarono prove e difficoltà, poiché le sue scelte non sempre vennero condivise.
La sua azione pastorale muoveva da un’idea di fondo: accogliere tutti perché ciascuno si sentisse importante agli occhi di Dio. Un’accoglienza attraverso cui valorizzare le diversità e i carissimi, che potevano espicitarsi anche in modi diversi di vivere la fede.
Questo e molto altro fanno sì che che il compianto parroco sia ricordato con affetto e gratitudine anche a distanza di anni.