NOTTE IN NOTE CHIUDE LA XV EDIZIONE A SCALEA
Comunicato Stampa
MUSICA, GIOVANI, MEMORIA E UN FORTE MESSAGGIO DI RAFFAELE SANTORO
Due serate a Palazzo/Piazza Spinelli per la XV edizione del Festival. Premiati i giovani talenti delle categorie Junior e Senior e otto protagonisti della cultura, del sociale e della promozione del territorio. Santoro: «Una classifica racconta una serata, non racconta il vostro valore»
SCALEA – Si è conclusa il 29 agosto 2026, a Scalea, la XV edizione del Festival della Musica “Notte in Note”, ideato e diretto da Raffaele Santoro, fondatore e Patron della manifestazione.
Le serate del 28 e 29 agosto hanno intrecciato musica, canto, danza, spettacolo, memoria e impegno sociale, confermando la volontà del Festival di andare oltre la semplice competizione artistica e trasformare il palco in un luogo di incontro, educazione e valorizzazione dei giovani e del territorio.
I VINCITORI DELLA XV EDIZIONE
Per la Categoria Junior si sono classificati:
1° – Noemi Rosselli, vincitrice del Premio “Ludovica Tommaselli”;
2° – Davide Confalone, vincitore del Premio “Maria Carmen Incoronato”;
3° – Sofia Grosso Ciponte, vincitrice del Premio “Giovanni Libertino”.
Per la Categoria Senior:
1° – Carmine Cipriani, vincitore del Premio “Ilaria Sollazzo”;
2° – Leonardo Valente, vincitore del Premio “Andrea De Lorenzo”;
3° – Anna Giuliano, vincitrice del Premio “Francesco Prisco”.
Sei premi dedicati alla memoria di Ludovica Tommaselli, Maria Carmen Incoronato, Giovanni Libertino, Ilaria Sollazzo, Andrea De Lorenzo e Francesco Prisco, in un simbolico incontro tra memoria e futuro: i nomi di giovani che non sono più fisicamente presenti affidati ad altri giovani che salgono sul palco con sogni, progetti e speranze.
Nel ricordo di Ilaria Sollazzo, il Festival ha ribadito il proprio rifiuto di ogni forma di violenza sulle donne e del femminicidio; nel nome di Francesco Prisco, il proprio no alla mafia, alla sopraffazione e alla cultura della paura.
Ma il messaggio ai concorrenti è andato oltre la classifica.
«Avete vinto tutti. Una classifica racconta una serata, non racconta il vostro valore. Non dice quanto lontano potrete arrivare, non misura il vostro talento, non decide il vostro futuro e soprattutto non deve decidere quanto credete in voi stessi».
Un invito rivolto anche alle famiglie e agli educatori:
«Imparare a vincere senza sentirsi superiori e imparare a non vincere senza sentirsi inferiori. Applaudire chi quella sera è stato scelto dalla giuria e, il giorno dopo, tornare a lavorare sul proprio sogno».
IL PREMIO “NOTTE IN NOTE” – II EDIZIONE
Accanto alla competizione musicale si è svolta la seconda edizione del Premio “Notte in Note”, nato per dire pubblicamente una parola semplice: grazie.
Per la sezione Cultura sono stati premiati Maria Grazia Cianciulli, giornalista ed ex dirigente scolastica dei Licei “Tommaso Campanella” di Belvedere Marittimo; Agnese Belardi, già dirigente scolastica e da anni vicina al mondo dell’educazione, della cultura e alla storia del Festival; Saverio Ordine, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Statale “Gregorio Caloprese” di Scalea.
Per la sezione Sociale, riconoscimenti a Giuseppe Peri, Presidente e coordinatore del Centro Accoglienza L’Ulivo di Tortora; Emilia Mezzatesta, fondatrice della Cooperativa Sociale Idea 90; Massimo Nocito, professionista della comunicazione vicino a Notte in Note fin dalla nascita della manifestazione; Carmine Gagliano, impegnato nel sociale e nell’associazionismo, in particolare a favore delle persone con epilessia.
Per la Promozione del Territorio, il riconoscimento è stato assegnato a Giancarlo Formica, Presidente del Consorzio Ecotur e Amministratore Delegato del Santa Caterina Village, per il contributo alla promozione turistica della Riviera dei Cedri e della Calabria.
Il significato del Premio è racchiuso nella frase scelta da Santoro:
«Voglio sentirmi premiato premiando gli altri».
Un riconoscimento, nella filosofia dell’iniziativa, non rende qualcuno più importante degli altri, ma dice: «Abbiamo visto quello che hai fatto. Il tuo impegno non è passato inosservato. Continua».
GLI OSPITI
A impreziosire le due serate sono state diverse presenze artistiche.
Irene Cairo è stata la Madrina ufficiale della XV edizione. Tra gli ospiti d’onore Soloteo, con il suo progetto musicale dedicato al dialogo tra tradizione italiana e nuove generazioni; Fillow’, nome d’arte del cantautore napoletano Mattia Musto; e il progetto Rock Opera History, con Germano Presta e Maria Teresa Manco, nato dalla contaminazione tra rock, pop e sonorità lirico-pop.
La conduzione è stata affidata a Francesca Calabrò e Massimo Mandarano, mentre la Sezione Danza è stata curata dalla direzione artistica di Francesca Benvenuto.
RAFFAELE SANTORO: «A QUATTORDICI ANNI NON HO ASPETTATO. HO INIZIATO»
Uno dei momenti più intensi della manifestazione è stato l’intervento conclusivo di Raffaele Santoro, che ha ripercorso i quindici anni del Festival trasformando la propria esperienza in una riflessione rivolta ai giovani, alle famiglie, agli educatori, alle istituzioni e alla Calabria.
Santoro ha ricordato la nascita del progetto, quando aveva appena quattordici anni a Tortora:
«Forse le idee non sono mai troppo grandi per l’età che abbiamo. Forse siamo noi adulti, qualche volta, a convincere i giovani che devono aspettare. Io, invece, a quattordici anni non ho aspettato. Ho iniziato».
Ha ricordato anche don Antonio Pappalardo, che nei primi anni sostenne il progetto:
«Uno dei più grandi gesti educativi che un adulto possa compiere è credere in un giovane prima che quel giovane abbia dimostrato tutto quello che vale. Quando una persona ha già avuto successo è facile applaudirla. Il vero coraggio è applaudirla prima».
GIOVANI, ISTITUZIONI E CALABRIA
Nel suo discorso Santoro ha chiesto alle istituzioni non privilegi, ma ascolto, trasparenza e possibilità:
«A chi ha potere decisionale io non chiedo di regalare nulla. Chiedo di non ostacolare. Chiedo di ascoltare. Chiedo di essere trasparenti. La fiducia non nasce da una promessa. Nasce da un comportamento».
E poi il tema della Calabria e dei giovani che lasciano la propria terra:
«I giovani non hanno bisogno che qualcuno ricordi loro il proprio posto. Hanno bisogno di uno spazio nel quale costruirlo. Vogliono lavorare. Vogliono studiare. Vogliono avere una casa. Vogliono restare nella propria terra senza sentirsi stupidi per aver scelto di restare. Vogliono partire perché lo desiderano, non perché non hanno alternative».
Attraverso l’immagine di un seme e di una montagna ha quindi sintetizzato la propria preoccupazione:
«Possiamo piantare il seme più forte, più bello, più promettente. Ma se ogni anno quella montagna viene incendiata, il seme non riuscirà a crescere. Ecco cosa sento quando vedo tanti giovani andare via. Non sempre sono loro a non voler crescere qui. Forse continuiamo a bruciare il terreno sul quale potrebbero farlo».
EDUCAZIONE, RISPETTO E INCLUSIONE
Ampio spazio è stato dedicato anche al ruolo degli adulti e al valore educativo di un “no” capace di preparare alla vita senza umiliare.
Nel ricordo di Ilaria Sollazzo, Santoro ha richiamato l’importanza di educare al rispetto della libertà altrui:
«Nessuna persona appartiene a un’altra. Una fidanzata non è proprietà. Un fidanzato non è proprietà. Un figlio non è proprietà. Le persone sono doni. E dei doni ci si prende cura».
E ancora:
«Un no non è un’umiliazione. È un diritto».
Santoro, educatore professionale socio-pedagogico, ha collegato questo tema alla propria esperienza professionale accanto a minori, famiglie in difficoltà, persone detenute, persone provenienti da altri Paesi e persone con disabilità.
«Diverso da chi? Chi ha stabilito qual è la misura esatta dell’essere umano? Siamo tutti differenti. Forse siamo semplicemente tutti unici. Ed è nell’unicità che dovremmo imparare ad incontrarci».
«LA PACE NON È UNA BANDIERA DA APPENDERE»
Nel discorso conclusivo anche un riferimento alla guerra e alle vittime, con un invito a trasformare la pace in un comportamento quotidiano:
«La pace non è una bandiera da appendere. È un esercizio quotidiano. La prima guerra è dentro di noi. Ogni giorno dobbiamo decidere quale parte nutrire: l’odio o il perdono, l’ego o l’umiltà, la vendetta o il dialogo, l’apparire o l’essere».
E l’invito a non aspettare sempre che sia qualcun altro a fare il primo passo:
«Se davanti a noi c’è un muro, iniziamo noi. Se qualcuno odia, proviamo noi ad amare. Se qualcuno non perdona, facciamo noi il primo passo».
QUINDICI ANNI DI NOTTE IN NOTE
Raffaele Santoro, educatore professionale socio-pedagogico laureato in Scienze dell’Educazione presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”, è fondatore e Presidente dell’Associazione Nazionale Culturale di Volontariato Giovane Territorio.
Ha ideato Notte in Note nel 2012 e da allora ne cura la direzione generale e artistica, con l’obiettivo di coniugare talento, formazione, cultura, inclusione, memoria e impegno civile.
Nel passaggio più personale del suo intervento ha ammesso anche la fatica:
«Oggi ho ventotto anni. E sono stanco. Non mi vergogno a dirlo. Sono stanco di alcune battaglie. Non so se continuerò a portarti avanti in Calabria. Non lo so davvero. Perché anche l’amore si stanca».
Ma subito dopo ha ribadito il valore del cammino:
«Questi quindici anni non sono stati inutili. Io continuo a camminare. Non perché sia invincibile, ma perché ho scelto che il dolore non mi rendesse peggiore».
LE DOMANDE LASCIATE ALLA PIAZZA
Più che una conclusione, Santoro ha lasciato al pubblico alcune domande:
«Che cosa stiamo facendo dei nostri giovani? Che cosa stiamo facendo della nostra terra? Che adulti vogliamo essere? Che cosa significa per noi educare? Quanto siamo disposti a rinunciare al nostro ego per costruire qualcosa insieme?»
E soprattutto:
«Quando incontreremo il prossimo ragazzo di quattordici anni con un sogno apparentemente troppo grande, cosa faremo? Gli diremo che non è il momento? Che è troppo giovane? Che deve andare altrove? Oppure ci siederemo accanto a lui e gli diremo: “Raccontami”? Io spero nella seconda».
Per Santoro il cambiamento può iniziare da gesti semplici:
«Forse il futuro comincia proprio così. Non con una grande legge. Non con un grande discorso. Ma con un adulto che ascolta un ragazzo. Con un genitore che sa dire no senza umiliare. Con un amministratore che apre una porta. Con un giovane che ricorda le proprie radici».
«CONTINUARE A CREDERE»
La XV edizione si è chiusa con l’immagine delle luci del palco che si spengono e di una luce che dovrebbe invece continuare a vivere nelle persone:
«Le luci dei palchi devono spegnersi. Ma vorrei che questa sera ne rimanesse accesa una dentro ciascuno di noi. Una piccola luce. Una domanda. Un dubbio. Una responsabilità. Perché una serata finisce. Un Festival può finire. Anche una vita finisce. Ma ciò che abbiamo seminato può continuare a crescere molto dopo di noi».
E poi il saluto al Festival:
«Caro Notte in Note, se questa sarà l’ultima volta, grazie. Se ci sarà una sedicesima edizione, grazie anche per quella. Ma soprattutto grazie per avermi insegnato che, qualche volta, la cosa più rivoluzionaria che possiamo fare è semplicemente continuare a credere».
Credere nei giovani.
Credere nell’educazione.
Credere nella cultura.
Credere nella propria terra.
Credere nelle persone.
E provare a costruire anche quando intorno qualcuno continua a costruire muri.
«Buona vita a tutti. E buona Notte in Note».
Con queste parole si è chiusa la XV edizione del Festival, lasciando una consegna che va oltre la musica e oltre qualsiasi classifica:
la musica diventa memoria, la memoria diventa educazione, l’educazione diventa speranza.