Emodinamica: prima di tutto vengono i cittadini. Fratello Cuore condivide il nuovo modello regionale
Riceviamo e pubblichiamo
Emodinamica: prima di tutto vengono i cittadini. Fratello Cuore condivide il nuovo modello regionale
In questi giorni il tema delle Emodinamiche in Calabria è tornato prepotentemente al centro del dibattito pubblico, alimentando discussioni, prese di posizione e polemiche dopo la pubblicazione della Delibera regionale n. 400 del 21 luglio 2026, che introduce un nuovo modello organizzativo basato anche sull’impiego di équipe itineranti collegate ai centri Hub.
Come Associazione Fratello Cuore Onlus, presente da circa 26 anni sul territorio del Tirreno cosentino, sentiamo il dovere di intervenire non per alimentare ulteriormente le polemiche, né per entrare in contrapposizioni politiche o territoriali, ma per riportare il dibattito là dove dovrebbe essere sempre: accanto al letto del paziente e vicino alle esigenze dei cittadini.
Ed è proprio partendo dall’esperienza maturata in tanti anni accanto ai pazienti cardiopatici e alle loro famiglie che condividiamo l’impostazione della Delibera regionale e guardiamo con favore al nuovo modello organizzativo, nella misura in cui l’impiego delle équipe itineranti possa concretamente aumentare le prestazioni, ridurre i tempi di attesa e consentire ai cittadini, quando le condizioni cliniche e gli standard di sicurezza lo permettono, di essere curati il più vicino possibile al proprio territorio.
Perché dietro ogni discussione sull’organizzazione sanitaria non ci sono soltanto numeri, tabelle o strutture. Ci sono persone: uomini e donne che hanno paura, famiglie che aspettano, figli che ricevono una telefonata improvvisa e devono mettersi in macchina. Ci sono pazienti che, dopo una diagnosi cardiologica, attendono una coronarografia. E ci sono persone che, soprattutto nei territori periferici, si chiedono perché per curarsi debbano necessariamente andare lontano da casa.
La medicina di prossimità non può essere soltanto uno slogan
Il principio della medicina di prossimità è certamente condivisibile.
Ma la vera domanda è: che cosa significa concretamente prossimità per un cittadino?
Significa poter ricevere, quando le condizioni cliniche lo consentono, una risposta sanitaria qualificata nel proprio territorio e possibilmente nello stesso ospedale nel quale è stato preso in carico.
Pensiamo al paziente che necessita di una coronarografia e di un’eventuale angioplastica coronarica. Quando questa procedura non può essere effettuata nella struttura che lo ha preso in carico, il paziente deve essere trasferito verso un altro ospedale.
Un trasferimento, soprattutto quando dipende dalla disponibilità del centro di Emodinamica Hub, può comportare tempi di attesa, organizzazione dell’ambulanza, trasferimento del paziente, impiego di personale sanitario e spostamento dei familiari.
Non sempre tutto questo è semplice o immediatamente programmabile. E soprattutto non sempre il paziente e la sua famiglia vivono questa situazione con la stessa semplicità con cui può essere descritta sulla carta.
Per un malato, essere trasferito non significa soltanto cambiare edificio.
Significa lasciare il proprio ambiente, affrontare un viaggio, attendere una disponibilità, essere accompagnato da personale sanitario e, spesso, vedere la propria famiglia costretta a spostarsi a sua volta.
E poi ci sono le famiglie
Questo è un aspetto che troppo spesso viene dimenticato.
Quando un paziente viene ricoverato lontano dal proprio territorio, anche la famiglia diventa parte di un percorso difficile. Un figlio, una moglie, un marito o un altro familiare devono organizzare gli spostamenti, affrontare chilometri, sostenere costi e conciliare tutto questo con il lavoro e con la vita quotidiana.
Nel nostro territorio abbiamo raccolto negli anni numerose testimonianze di pazienti e familiari che ci hanno raccontato proprio questo disagio.
Sono storie diverse, ma spesso hanno un elemento comune:
la malattia cardiaca è già un momento di grande fragilità; non dovrebbe essere ulteriormente aggravata dalla distanza dalle cure.
Quando si parla di Emodinamica, nell’immaginario collettivo si pensa immediatamente all’infarto acuto. Ed è giusto che sia così: nell’infarto il tempo e la rapidità dell’intervento sono fondamentali e la rete dell’emergenza deve garantire il percorso più sicuro e tempestivo verso il centro appropriato.
Ma l’Emodinamica non vive soltanto di emergenze.
Esiste una grande quantità di attività diagnostica e interventistica non urgente e programmabile. Ci sono pazienti che, dopo una valutazione cardiologica, ricevono l’indicazione a una coronarografia e vengono inseriti in lista.
Ed è qui che emerge un’altra criticità che, come associazione, abbiamo ascoltato molte volte.
Il paziente può trovarsi in una situazione paradossale: ha bisogno di una coronarografia, ma non può essere ricoverato perché i posti letto sono occupati, spesso anche per la pressione esercitata dai Pronto Soccorso e dall’attività dell’urgenza.
Nel frattempo continua a vivere con la preoccupazione di avere una patologia cardiaca che necessita di ulteriori accertamenti.
Quando l’attesa diventa mobilità sanitaria
È proprio qui che il problema dell’organizzazione sanitaria può trasformarsi in un’altra questione: la mobilità passiva.
Quando un cittadino non riesce a ottenere una prestazione in tempi ragionevoli nel proprio territorio, cerca inevitabilmente una risposta altrove.
Attraverso il proprio cardiologo di fiducia o uno specialista esterno può scoprire che in altre regioni è possibile ottenere in tempi più rapidi una coronarografia. E allora parte. Va al Nord o comunque fuori regione, affronta centinaia di chilometri, sostiene costi e si allontana dalla propria famiglia.
E con il paziente si spostano anche risorse economiche che il nostro sistema sanitario dovrebbe riuscire a trattenere in Calabria.
Come Fratello Cuore, in circa 26 anni di attività sul Tirreno cosentino, abbiamo avuto la possibilità di stare accanto a moltissimi cittadini cardiopatici e alle loro famiglie.
Abbiamo ascoltato paure, difficoltà, richieste di aiuto e testimonianze. Abbiamo visto quanto sia importante, per un paziente, sapere che il luogo nel quale viene curato è vicino casa.
Abbiamo incontrato persone che ci hanno raccontato la difficoltà di raggiungere altri ospedali e familiari costretti a percorrere centinaia, talvolta migliaia, di chilometri.
E soprattutto abbiamo ascoltato tante volte una domanda semplice, quasi disarmante:
«Perché devo andare così lontano per curarmi?»
Fratello Cuore: favorevoli a un modello che avvicini le cure ai cittadini
Fratello Cuore non intende schierarsi in una contrapposizione politica.
Non è questo il compito di un’associazione che da anni opera accanto ai cittadini.
Il nostro compito è un altro: portare la voce dei pazienti all’interno del dibattito sulla sanità.
Ed è proprio partendo dalle esigenze dei pazienti che riteniamo condivisibile l’impostazione prevista dalla Delibera regionale n. 400 del 21 luglio 2026 e guardiamo con estremo interesse alla possibilità che il modello delle équipe itineranti possa effettivamente contribuire ad aumentare le prestazioni nella nostra regione e a renderle più vicine ai cittadini.
La stessa impostazione regionale individua questo modello come uno strumento per decongestionare gli Hub, incrementare l’attività programmabile, ridurre i tempi di attesa e contrastare la mobilità passiva.
Sono obiettivi che, come associazione di pazienti, non possiamo che condividere.
L’Hub deve continuare a garantire ciò che deve garantire, soprattutto nell’ambito dell’emergenza e delle procedure che richiedono livelli assistenziali più complessi. Ma gli ospedali periferici devono poter offrire, quando appropriato e secondo rigorosi standard di sicurezza, quelle prestazioni che possono essere eseguite sul territorio.
Se il modello delle équipe itineranti consentirà di utilizzare meglio le strutture esistenti, aumentare l’attività programmata e permettere a un maggior numero di cittadini di ricevere una prestazione qualificata vicino casa, riteniamo che questa sia una direzione da sostenere e da rendere concretamente operativa.
Perché significa ridurre trasferimenti non necessari.
Significa ridurre le liste d’attesa.
Significa contrastare la mobilità sanitaria.
E significa soprattutto avvicinare la sanità alle persone.
Per questo, come Associazione Fratello Cuore e come Direttivo, chiediamo che il confronto sulle Emodinamiche calabresi non si limiti agli aspetti tecnici, politici o organizzativi.
Chiediamo che vengano ascoltati i pazienti.
Le loro esperienze.
Le loro difficoltà.
Le loro attese.
Le loro paure.
Dopo 26 anni accanto ai pazienti cardiopatici, una risposta crediamo di averla imparata.
Il cittadino non chiede privilegi.
Chiede di essere curato bene, in sicurezza e, quando possibile, vicino a casa.
Chiede di non dover affrontare centinaia di chilometri per ottenere una prestazione.
Chiede che la propria famiglia non debba vivere, insieme alla malattia, anche il peso di una complessa organizzazione logistica.
È da qui che dovrebbe partire ogni discussione sull’Emodinamica.
Non dalla polemica, non dalla politica, non dalla contrapposizione tra territori.
Ma da una domanda molto più semplice: quale organizzazione sanitaria garantisce al cittadino cure sicure, appropriate e il più possibile vicine al luogo in cui vive?
Per Fratello Cuore, se il nuovo modello regionale riuscirà a dare concretamente questa risposta, la strada intrapresa è quella giusta.
Associazione Fratello Cuore Onlus
Per info:
Dott. Francescantonio Rosselli
Cell. 349 283 3256