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Sapri: La ricetta del Kwaidan alla Casa del Buon Pastore

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Articolo di Roberta Manfredi

Uno stabile Liberty degli anni ‘10, sette sale piene di opere d’arte, cinque attori bravissimi e un’atmosfera al lume di candela, il tutto condito con divertimento e sorprese quanto basta.

È la ricetta del Kwaidan, l’antico rituale giapponese che ha esordito per la prima volta in Italia, a Sapri presso la Casa del Buon Pastore, in un’apertura straordinaria, pensata appositamente per il pomeriggio di Halloween, della mostra “Interferenze” attiva tutti i weekend dalle 17 alle 20 fino a domenica 23 novembre.

L’obiettivo è stato avvicinare a una storia, quella dei coniugi Cesarino e della Casa del Buon Pastore, che fa parte da ormai oltre un secolo dell’identità culturale saprese, non solo turisti in zona per il weekend festivo, ma anche un target d’età inferiore rispetto al pubblico abituale, offrendo agli adolescenti e ai ventenni un’ulteriore esperienza, complementare all’esposizione artistica.

Ciò, in un lavoro a lungo termine, implica una sempre più frequente vivibilità dello stabile, nell’ottica di tutela e valorizzazione del bene culturale che esso rappresenta, anche destagionalizzandone la fruizione, nonché una sempre maggior apertura e ibridazione fra culture diverse, anche molto lontane tra loro sia in termini spaziali che temporali.

Il rituale del Kwaidan infatti è una tradizione nipponica molto antica che implica il racconto di storie dell’orrore al lume di candela; per ogni storia ultimata una candela viene spenta fino a rimanere completamente al buio. Il suo scopo non è quello di spaventare, ma di imparare a riconoscere i propri mostri, a svelare i misteri che il buio cela, a saper scrutare la vita con gli occhi dell’anima; tutte capacità che infonde anche l’arte pittorica stessa.

Detto rituale si è incontrato, ibridandosi, con la narrativa occidentale di sapore gotico e thriller con l’irrinunciabile tocco horror che la serata richiedeva: i bravissimi Adam Caminiti, Angela Mirabelli, Annamaria Tommasini e Stefano Trapanese hanno saputo far vivere le drammatiche vicende nate dalle penne di Edgar Allan Poe, Howard Phillips Lovecraft, Bram Stoker e Stephen King, regalando emozioni e suspense a ogni passo, mentre un fantasma incarnato da Antonio Buonocore, si aggirava per le sale annunciandosi con un campanello, come nella migliore tradizione delle antiche schiere di revenants europee.

La serata si è conclusa, a sorpresa, con l’ottavo racconto: “Il cuore rivelatore” di Edgar Allan Poe, un’opera scelta proprio per la sua massiccia influenza anche su opere della cultura pop come il film “Jumanji” di Joe Johnston o un episodio dei “Simpson” di Matt Groening e che è stato lo scherzo finale dello staff a tutti gli spettatori.

Un successo, quello del Kwaidan alla Casa del Buon Pastore che fa segnare un obiettivo decisamente raggiunto e un’apertura verso nuove esperienze dello stesso genere, perché questo palazzo ricco di storia diventi sempre più una casa della cultura a 360 gradi.

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