Diamante. “Indagini sui casi di botulismo”. L’avvocato Francesco Liserre: “Quando finirà il processo mediatico?”
«I processi non si fanno sui giornali ma in tribunale». Con queste parole l’avvocato Francesco Liserre, difensore del proprietario del food truck di Diamante, al centro dell’inchiesta sui casi di intossicazione da botulino, interviene sulla gestione delle indagini e sulla diffusione di notizie riguardanti il procedimento.
Secondo il legale, la vicenda starebbe assumendo i contorni di un processo mediatico, con la diffusione alla stampa di atti e risultanze che, invece, dovrebbero restare coperte dal segreto istruttorio. «Nella drammatica vicenda inerente al botulismo – afferma Liserre – i principi costituzionalmente riconosciuti a ciascun indagato e le relative garanzie difensive sembrano irrimediabilmente ignorati».
L’avvocato contesta in particolare l’episodio dell’8 agosto, quando il suo assistito, libero da provvedimenti restrittivi, sarebbe stato «prelevato in spiaggia dai Carabinieri e condotto in Procura per un interrogatorio, senza che il difensore fiduciario fosse stato informato». Una modalità che, a detta del legale, avrebbe violato non solo le garanzie difensive ma anche «la dignità di una persona privata della sua libertà senza alcun provvedimento coercitivo».
Altra critica riguarda un questionario sottoposto al proprietario del food truck da parte di un medico dell’Asp, «camuffato da interrogatorio» e poi, secondo Liserre, «rappresentato agli organi di stampa come se il caso fosse già risolto, mentre le responsabilità restano tutte da accertare».
Il difensore stigmatizza infine la pubblicazione, da parte di alcuni quotidiani, dei risultati delle analisi sui prodotti sequestrati e persino di esami autoptici, «atti coperti dal segreto d’indagine, che dovrebbero restare riservati almeno fino alla notifica dell’avviso di chiusura indagini».
«Siamo di fronte – conclude Liserre – a una concezione paternalistica della giustizia, che rischia di annichilire il diritto di difesa in nome di effimere logiche di visibilità mediatica. Ma la centralità del processo resta il tribunale, non certo la stampa».