Prevenzione e cura del Gioco d’Azzardo. A Santa Maria del Cedro l’ultima giornata della campagna informativa del Centro L’Ulivo
Con la tappa del 29 luglio, sul lungomare “Gino Bartali” di Santa Maria del Cedro, si è tenuta l’ultima giornata sulla Prevenzione e la Cura dal Gioco di Azzardo afferente alla campagna informativa promossa dalla Comunità L’Ulivo di Tortora. Il report stilato da parte del presidente Giuseppe Peri è un dettagliato documento in cui vengono messi in evidenza i diversi step, ma è anche la sintesi di un paziente lavoro sul campo in cui sono stati intercettati “soggetti fragili” e persone che hanno dato la loro testimonianza. Invitiamo quindi a leggerlo. Il problema della ludopatia è una piaga che colpisce molto alle nostre latitudini e che si alimenta giorno dopo giorno. Il lavoro del Centro L’Ulivo è quotidiano e non si conclude con questo progetto.
Il report del progetto Gap
Si è svolta il 29 Luglio 2025 dalle ore 18:00 alle ore 22:00 presso il Lungomare “Gino Bartali” di Santa Maria del Cedro (CS) la giornata conclusiva sulla Prevenzione e la Cura dal Gioco d’Azzardo Patologico del Progetto GAP 2021: “La Salute non è un Gioco”, una denominazione progettuale che fa a sua volta da “gioco… di parole” con particolare enfasi e forza espressiva sui concetti antitetici di “salute” e di “gioco” (patologico).
La Comunità Terapeutica “L’Ulivo”, rappresentata dal Presidente Giuseppe Peri e dagli educatori ed operatori del Centro, ha realizzato un Evento di sensibilizzazione e informazione sul Gioco d’Azzardo Patologico. L’obiettivo dell’Evento, che fa da riepilogo alla “mission” generale dell’intero Progetto, consiste nella diffusione capillare del fenomeno GAP nei confronti, oltre che dei potenziali beneficiari, soprattutto delle famiglie e della cerchia di amicizie e conoscenze del giocatore. Questo tentacolare tentativo di coinvolgimento della sfera affettiva del ludopatico consente di espletare gli strumenti risolutivi adottati per la cura del fenomeno in modo non invasivo, valorizzando al massimo la Prevenzione come avamposto, dunque come step preliminare, rispetto ad una potenziale cura, garantendo i mezzi più efficaci, superando la mancata accettazione del problema dal soggetto che invece ne è purtroppo interessato. Difatti, il giocatore problematico, o quello patologico, si ostina a rifiutare la sua condizione, persino non riconoscendola e rifiutando categoricamente eventuali percorsi di cura proposti. L’Evento, che si caratterizza come fanalino di coda e finale baluardo di tutto un insieme di iniziative e attività promosse durante l’anno progettuale, ha messo in gioco questo atteggiamento di completa e sentita responsabilizzazione nei confronti dei passanti dinnanzi la postazione allestita. Un ampio gazebo e un totem colorato con il logo del Progetto: “La Salute non è un Gioco” hanno funto da veri e propri fari luminosi, e a mo’ di calamita hanno attratto coloro che si trovavano in spensierato passeggio sul lungomare, di ritorno da una giornata di mare o di uscita serale presso le attività gastronomiche vicine.
E’ proprio in questa cornice dinamica e stimolante che si sono svolte le azioni previste dalla “mission” progettuale, sapientemente divulgate dal Centro Accoglienza “L’Ulivo” di Tortora (CS). Il posteggio, con i suoi sgargianti colori, ha accolto gli interessati, offrendo loro la visione delle Locandine e del materiale divulgativo vario. I passanti intercettati sono stati numerosissimi, con i quali si è potuti instaurare un dialogo approfondito sulla tematica del gioco d’azzardo patologico. Che per alcuni giovani la minaccia del gioco sia stagliata sullo sfondo della loro quotidianità non è da escludere: in questi casi, l’azzardo si traduce e prende le sembianze del gioco online, molte volte non regolarizzato dalle famiglie, senza alcuna cadenza o limite, fino a caratterizzarsi come unica compagnia, come valvola di sfogo, del giovane in questione, che trova in videogames e internet un costante appagamento di stimoli e impulsi visivi e uditivi, il cui controllo è sempre più imprevedibile e difficile da parte dei genitori. Gli educatori e gli operatori coinvolti si sono diramati tra il passeggio del lungomare fermando gli avventori incuriositi e illustrando loro le specifiche del Progetto, gli obietti e le azioni previste. Hanno sottoposto loro anche un “Autotest” composto da alcune domande che indagano il livello di gioco dell’intervistato, ovviamente qualora sia presente una bozza embrionale di fenomeno nel soggetto in questione. Inoltre, sono stati somministrati i Test SOGS (Test di Accrescimento della Consapevolezza “South Oaks Gambling Screen”). I Referenti del Progetto, in collaborazione con i volontari, hanno interloquito e promulgato gli aspetti più curiosi e caratteristici del fenomeno, accendendo bagliori di profondo interesse negli occhi degli ascoltatori.
“Sapevi che nelle Sale Slot non esistono gli orologi?” ha destato particolare scalpore nei confronti di una giovane coppia, che si è totalmente lasciata trasportare dalla stimolante conversazione.
La spiegazione sull’assenza degli orologi nei centri di gioco è stata quella di una profonda immersione del giocatore in un contesto che lo priva della cognizione del tempo, permettendogli di giocare a ruota senza avere un allarme che lo desti dal gioco e lo faccia ritornare nella realtà. L’orologio, ad esempio, può ricordargli che si è fatta ora di cena e che deve tornare a casa, oppure che è arrivato l’orario per il disbrigo di quella certa commissione, o anche si è fatta l’ora di andare a prendere il figlio a scuola… circostanza che, per il giocatore ludopatico, presuppone alla vera e propria dimenticanza di questo impegno, sfilacciando in tal modo i legami familiari in maniera irreversibile. “Conosci il meccanismo della <quasi vincita>?” ha aperto un dibattito dai caratteri psicologici, intesi in un meccanismo mentale che inganna il giocatore quando per un soffio non riesce a vincere: un poker di mele mancato per un ciuffo d’erba a causa dalla comparsa di una sfortunata pera; un numero quasi vincente, perché tanto il mio 23 ha lisciato il 25 vincente e quindi ci riprovo; ho sognato la data di nascita di mia zia quindi la gioco fin quando ho più fortuna etc.
“Quando ti trovi in tabaccheria, ti capita di ricevere resto in monete e, girandoti, magicamente hai dietro di te le slot machines?” ha consentito di approfondire il meccanismo psicologico circa il posizionamento delle postazioni da gioco nelle sale. Quella manciata di monete, da semplice resto post-acquisto, può trasformarsi in “alimento” per la slot: il tentativo di sfidare la sorte è concreto, alle tue spalle, ti sta sfiorando, perché non tentare?, così come un pesce di fronte all’amo.
Particolare enfasi si è posta sulle statistiche del gioco: “quali sono le fasce anagrafiche nelle quali c’è una maggiore intensificazione del gioco, del numero e delle consistenze delle puntate?”, in altre parole, gioca di più il giovane, l’adulto, o l’anziano?, chi tra figlio, padre e nonno è più incline all’azzardo? Tra gli operatori coinvolti, però, non serpeggiava una risposta così certa e sicura, e questo è comunque un dato rilevante: il fenomeno ludopatia colpisce ma non tiene conto della carta d’identità, in un certo senso è una “dipendenza democratica” ma che non fa “sconti” dunque né in termini anagrafici né ovviamente in termini di puntate monetarie. Gli intervistati sono dunque rimasti affascinati da tale constatazione, capendo che l’anziano preserva quelle modalità tradizionali e storiche di gioco, concretamente contemplando il ping-pong di numeri lanciati dallo schermo del lotto, sfregando a più non posso la monetina sul gratta e vinci, puntando su “date oniriche” andategli in sogno, imprecando sui valori simbolici provenienti da altre dimensioni parallele.
I più giovani portano con sé la visione del gioco più “modernizzata”, cioè trasformata nei caratteri più consoni all’era digitale, scommettendo calcisticamente sui cellulari, abbassando l’invisibile leva della slot machine direttamente dall’iPhone, creando mondi virtuali immaginari popolati da esseri stravaganti che devono però essere “potenziati economicamente” nelle armature e negli strumenti bellici, sfidando l’ebrezza della sorte scoperchiando bauli che contengono doni o pegni, intrecciando il puro gioco online al brivido dell’ignoto imbevuto da tratti monetari, il tutto all’interno di un mondo idealizzato, irreale, illusorio, che spalanca le porte all’”Hikikomori”.
Incuriositi da un termine così fonetico e allitterato, gli esperti del Centro Accoglienza “L’Ulivo” ne hanno divulgato il significato, facendo emergere le modalità con le quali il fenomeno del gioco patologico si intrecciano con quelle sociali ed affettive in tutti quei casi di giovanissimi che passano l’intera giornata al chiuso delle loro camere giocando continuamente online, impoverendo drasticamente la rete di contatti ed interazioni umane e sociali, ritagliandosi una “bolla di isolamento ludico” che trova radici nella società giapponese ma che si sta diffondo a macchia d’olio anche nel nostro Paese, creando situazioni di allarmante pericolo su cui porre approfondita
attenzione. Così è stato con un gruppetto numeroso di giovani liceali che ha manifestato un alto livello di consapevolezza della ludopatia e il relativo isolamento sociale tra ragazzi, ammettendo, tra le righe, di conoscere alcuni coetanei intrappolati nelle sabbie mobili del fenomeno.
I seri presupposti e gli austeri intenti della giornata sono stati ammorbiditi dalla distribuzione dei gadget del progetto, di spiccata utilità, come carica-batterie portatile, penne, calamite magnetiche per appendere oggetti, chiavette USB, tutti personalizzati con il logo dell’iniziativa.
I passanti intercettati hanno testimoniate storie, racconti e responsi significativi: un bambino, davanti ai genitori, ha innocentemente affermato che il padre giocava; giovanissimo che ha ammesso di essere criticato dagli amici se non giocava, elemento questo che fa presupporre come il gioco sia in moltissimi casi valore di accettazione o meno del gruppo d’appartenenza; signori che hanno superato la dipendenza dal tabagismo, soffermandosi inoltre sul ruolo significativo e territoriale degli enti religiosi; ragazzi che durante l’intercettazione palesavano una sfrenata voglia di giocare in quanto stimolati dalle grafiche del progetto; giovane che ha affermato di aver cominciato a giocare in seguito ad un episodio di abbandono familiare; un soggetto con provvedimenti giudiziari legati all’azzardo con alle spalle ingenti somme di denaro perse; una ragazza che ammette di togliere tempo alla scuola per assentarsi da scuola e andare a giocare al bar; ragazzo che gioca online, scommesse cartacee e gratta e vinci in maniera quotidiana, istruito appositamente da un familiare sulle modalità di gioco “vincenti”; infine, una signora che non è riuscita a concludere il questionario in quanto scoppiata a piangere a causa del fatto che proprio suo figlio si trova in una situazione finanziata drammatica connessa al completo sperperamento da gioco.
Alcune interviste sono state riprese e trasformate in video per il web dal Social Media Manager de “L’Ulivo”, diramandole e diffondendole sui canali network. Numerose sono state le visualizzazioni e le ri-condivisioni social che, se da una parte sono spunto di riflessione sull’importanza della diffusione mediatica di tali iniziative, permettendo di sottolineare il ruolo fondamentale del concetto di “rete”, ulteriormente steso sul versante “social”, dall’altra vanno intese ed interpretate come significativa manifestazione di aperto interesse da parte di un numero elevatissimo di membri della società che, nel silenzio delle loro case, si trovano a combattere quotidianamente tali situazioni con strumenti pochi o nulli. La speranza, avvolta però da uno spigliato senso di azione, è che il “click di diffusione” sul nostro cellulare, così automatico e scontato, possa essere l’esca tra le profondità del mare, l’ancora di salvezza, la mano alla quale aggrapparsi per coloro che si trovano a tutti gli effetti nelle situazioni di “potenziali beneficiari” e, se non proprio direttamente per loro, quantomeno per loro le famiglie, amicizie e conoscenze che desiderano costantemente combattere affinché dal tormentato incubo ci sia, finalmente, un lieto risveglio.