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Omicidio Corallo. Il consigliere di Diamante, Francesco Liserre: “Ribelliamoci alla paura e alle connivenze”

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“Se come società non dimostriamo una presa di coscienza neanche davanti a un omicidio, allora non possiamo che decretare il nostro fallimento”. Questo quanto scrive il consigliere di minoranza di Diamante, Francesco Liserre, in merito all’omicidio di Pino Corallo, il meccanico 59enne, ucciso con cinque colpi di pistola a Cetraro, il 27 maggio, davanti a un’officina. Un invito alla riflessione, ma soprattutto a una “ribellione” sana, fondata sui valori della nostra Costituzione. “Basta connivenze e complicità”, dice Liserre nel suo comunicato.

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa

Ci sono particolari eventi che imporrebbero, solo, un doveroso silenzio dinanzi al mistero della tragica e prematura morte di un uomo; perché, la parola, anche la più dotta e sapiente, è del giorno che ogni giorno tramonta, rischiando di trasmodare, talvolta, anche in stucchevole e banale verbosità. Ma, il silenzio, è per sempre. Lo ricordava un insigne Maestro di avvocatura, di origini calabresi, allorquando paragonava la parola alla preghiera e il silenzio alla meditazione. Due diverse prospettive di atteggiamento spirituale, entrambe tendenti al Signore. Orbene, le efferate modalità del brutale omicidio del sig. Pino Corallo, inesorabilmente sintomatiche dell’inaccettabile disprezzo della dignità dell’uomo, impongono, alla società civile e agli organi istituzionali che di quella dignità devono sempre affermarne ineludibile centralità, alcune doverose considerazioni. Senza entrare nel merito di una vicenda sulla quale, ci si augura, la Magistratura farà piena luce, quando, in pieno giorno, si uccide un uomo, magari mettendo a repentaglio anche l’incolumità di terzi, vuol dire che si sta, inesorabilmente, certificando il tragico fallimento di una società, ormai incapace, per paura o per connivente complicità, di ribellarsi alla perigliosa e proditoria arroganza di una violenza, sempre più indicativa della sudditanza della forza della legge dinanzi alla legge della forza. E questo, non è più accettabile in una società che, progressivamente, si sta autodistruggendo. Perché, se anche la tragica morte di una persona non riesce a scuotere le coscienze, ormai irrimediabilmente sopite, vuol dire che non ci potrà essere speranza per il futuro. Tuttavia, le parole dell’Arcivescovo di Cosenza, Mons. Checchinato, sulla spiritualità riscontrata nel suo “ grande amico Pino Corallo”, rappresentano quel faro illuminante capace, nella fede in Cristo, di strappare, dalla montagna della disperazione, una pietra di speranza. Quella stessa speranza che ci incoraggia a credere nella possibilità di un cambiamento. Anche in chi, a seguito di trascorse criticità giudiziarie, ha creduto nella forza di quella Parola capace di trasformare la vita e di rendere liberi, anche in un carcere. La Parola del Signore, l’unica autentica e fedele, che non è frutto di moralistiche e secolarizzate dottrine di naturale religiosità, ma rappresenta l’esperienza concreta dell’incontro di Dio con l’uomo, capace di illuminare le tenebre della sua più profonda oscurità esistenziale, con un giudizio di misericordia; a testimonianza che, il cambiamento di rotta, è sempre possibile e non si contrappone alla laicità del principio costituzionalmente garantito della rieducazione del reo, ma ne costituisce la complementare estrinsecazione. Questa Parola, interroga le nostre coscienze e ci ricorda che saremo uomini liberi, se pur fuori da un carcere, solo quando saremo capaci di compiere, fino alla fine, il nostro dovere, etico, istituzionale e politico.

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