“In Calabria possono curarsi solo i ricchi”. La lettera di Pappaterra e Calvano al Ministro della Salute Orazio Schillaci
Le lunghe attese per una visita di controllo; la necessità per molti di doversi rivolgere alla sanità privata per accorciare i tempi; lo Stato che non rispetta lo Stato, in riferimento all’ennesima decisione del Consiglio di Stato sulla sempre rimandata riapertura dell’ospedale di Praia a Mare. Questa la situazione della sanità alto tirrenica e della Calabria intera che viene dipinta in una lettera di Michele Calvano, pensionato, e del presidente dell’associazione “La Scossa”, Antonio Pappaterra, inviata al Ministro della Salute, Orazio Schillaci.
Pubblichiamo il testo della missiva
“Lunghe attese per un visita medica o un controllo negli ospedali, privilegiate le diagnosi private, la zona di Praia a Mare, di Scalea e dei paesi limitrofi completamente abbandonata a se stessa, intere aree senza continuità assistenziale e riferimenti.
Per una TAC o una risonanza magnetica ci vuole il denaro ed un grosso portafoglio e per curarsi: meglio emigrare! Questa è la conseguenza di anni di malaffare e speculazione sanitaria nel territorio ed è inutile girarci intorno, sprecare paroloni a vuoto dentro voci di bilancio per giustificare l’ingiustificabile.
Siamo l’oblio della Costituzione Italiana, il nulla dentro lo Stato che non garantisce nemmeno lo Stato. L’esempio del non rispetto e dell’attesa per la riapertura dell’ospedale di Praia a Mare è un chiaro segnale di nullità dello Stato stesso. La legge che non rispetta la Legge , benvenuti in Calabria!
Dopo 12 anni, grazie ai Comuni di Praia a Mare e Tortora, una sentenza del Consiglio di Stato per essere rispettata deve essere accolta più volte dal Consiglio di Stato stesso, perché più volte non rispettata. (5 volte!) E dopo 12 anni, un altro commissario ad acta (Chissa!), o il commissario del commissario ad Acta, dovrà riaprire per legge l’ospedale.
Siamo di fronte al paradosso di un sistema malato già nella testa di chi governa! Il commissario avrà 60 giorni di tempo e, da circa 40 passati nel “Nirvana degli uffici ASP di Cosenza”, ancora aspettiamo lo schiocco del nuovo anno per sancire, probabilmente, il nulla.
La Sanità in Calabria è un privilegio dei ricchi e dei figli dei padroni del sistema!” – Con queste parole Michele Calvano, Pensionato di Scalea, e Antonio Pappaterra, presidente dell’associazione La Scossa Alto Tirreno Cosentino, introducono la protesta scritta direttamente per il Ministro della Salute.
“Sono numerosi i cittadini della nostra zona – dichiarano all’unisono Calvano e Pappaterra,- a cambiare regione anche per avere un Pronto Soccorso efficiente. (Vedere i dati di Lagonegro PZ).
Da tempo nemmeno le cliniche private di Belvedere Marittimo, nelle vicinanze dell’area del nord tirreno cosentino, garantiscono efficacia nelle cure e purtroppo riscontriamo assenza di interesse anche da parte della maggior parte dei Sindaci che conoscono il problema sanitario nella zona.
Tutti vedono e nessuno si ribella! Dalla Tac alle risonanze magnetiche, dall’Ecg alla diagnosi ecografica , dal dottore specialista all’infermiere esperto, quasi tutto ,(il 95%), demandato al settore privato che, per inadempienza del settore pubblico, si riempie di centinaia di pazienti.
Se hai i soldi ti curi! Se non ne hai: muori! Questo è uno scenario a dir poco preoccupante e la situazione,- ribadisce Michele Calvano-, essendo io stesso pensionato, è ancora più grave per le fasce deboli dell’area come disabili, bambini e anziani. Ancora oggi le emergenze vengono trasportate, se utenti fortunati, a 150 km di distanza dalla zona, al limite della dignità umana e lasciati per ore dentro il pronto soccorso dell’Annunziata di Cosenza perché, dicono, unico Nosocomio a dover gestire la provincia più estesa d’Italia.
Questo è lo Stato! Aspettiamo ancora di ascoltare testimonianze dove anziani come me, testimoni diretti di spiacevoli situazioni nel pronto soccorso di Praia a Mare, vengono trattati senza un minimo di rispetto della dignità umana? Come può fare un anziano solo a curarsi in Calabria? Manca anche un servizio di assistenza dedicato che si occupa di questo e nei tempi in cui viviamo sarebbe molto più pratico attivare la telemedicina da casa: costa di meno! Ma le notizie che arrivano da Roma e Catanzaro, riportate anche dal recente decreto “Milleproroghe 25” non sono rosee in speranza.
Qualcuno dice che mancano dottori e infermieri in Calabria, però nemmeno il governo regionale ed il presidente della regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha inteso avvalersi degli strumenti offerti dal governo. Un decreto che si chiama Calabria e che non viene adottato dalla Calabria, dove si prevede di poter reclutare medici specializzandi, dal secondo anno , o di reclutare laureati in medicina e chirurgia anche privi di specializzazione.
L’unico strumento che a Catanzaro apprezzano è quello dello slittamento dell’approvazione del bilancio della sanità Calabrese! Bilanci vecchi, datati che non hanno dato dignità ai calabresi.
Per non parlare di Cosenza dove le cliniche private hanno influenzato anche la dirigenza dell’ospedale cittadino rendendo palese alla popolazione che per curarsi bisogna pagare”.
“Per questo motivo, – conclude l’esponente del movimento La Scossa, Antonio Pappaterra insieme al pensionato Michele Calvano, – Chiediamo al Signor Ministro di intervenire e porre rimedio in tempi celeri al problema che attanaglia la nostra area e la vita di migliaia di persone. Siamo troppo distanti dal pronto soccorso dell’Annunziata di Cosenza e troppo distanti anche da ciò che sancisce la Costituzione Italiana”