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Cosenza. “Agente della Polizia Penitenziaria si toglie la vita”. Interviene il sindacato Sappe

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Aveva 57 anni l’agente della Polizia Penitenziaria in servizio presso il carcere di Cosenza che si è tolto la vita fuori dall’orario di lavoro. L’uomo lascia due figli. Sul caso, accaduto sabato 24 febbraio, è intervenuto il Sappe, il sindacato di categoria, chiede vicinanza e maggior sostengono al personale che si sente abbandonato, perché purtroppo non è l’unico caso.

Il comunicato del Sappe

Un appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria in servizio nel carcere di Cosenza si è tolto la vita mentre era libero dal servizio. A dare notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, per voce del segretario generale aggiunto Giovanni Battista Durante e del segretario regionale della Calabria Francesco Ciccone: “E’ una notizia che sconvolge tutti noi. L’uomo, un Assistente capo coordinatore del Corpo di polizia penitenziaria, M.P. di 57 anni, padre di due figli, lavorava nel servizio a turno ed era stato anche aggredito 4/5 anni fa. Si disconoscono le motivazioni del gesto estremo al momento e sono ovviamente in corso i doverosi accertamenti”, dichiarano, scossi e amareggiati, i due sindacalisti. Molto affranto anche Donato Capece, segretario generale del SAPPE, che ricorda come quello dei poliziotti penitenziari suicidi è un dramma che va avanti da troppo tempo senza segnali concreti di attenzione da parte del Ministero della Giustizia e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Il leader del SAPPE, premesso che allo stato sono in corso accertamenti sulle ragioni del tragico gesto, rileva che “i poliziotti penitenziari sono lasciati abbandonati a loro stessi, mentre invece avrebbe bisogno evidentemente di uno strumento di aiuto e di sostegno. Servono soluzioni concrete per il contrasto del disagio lavorativo del Personale di Polizia Penitenziaria. Come anche hanno evidenziato autorevoli esperti del settore, è necessario strutturare quanto prima un’apposita direzione medica della Polizia Penitenziaria, composta da medici e da psicologi impegnati a tutelare e promuovere la salute di tutti i dipendenti dell’Amministrazione Penitenziaria”, conclude Capece. “Qui servono azioni concrete sui temi dello stress psico-fisico degli appartenenti al Corpo!”.

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