Impianto di San Sago di Tortora. Il consigliere di minoranza Raffaele Papa: “Basta vittimismo”
Riceviamo e pubblichiamo una riflessione sulla vicenda dell’impianto del San Sago da parte del consigliere di minoranza di Tortora, Raffaele Papa
“Dopo di me il diluvio”, disse Luigi XV, Re di Francia. La questione San Sago tra passato, presente e cosa fare per ripartire.
Qualche riflessione sui vari vaneggiamenti ascoltati e letti a proposito della dolente questione San Sago, che tiene in apprensione la collettività territoriale, secondo cui la politica è il male che genera sciagure.
Dei fatti veri accaduti se ne parlerà in altra sede ma è opportuno chiarire e portare all’attenzione una tesi, volutamente fuorviante, adottata per creare confusione e disorientamento, oltre che fomento, nella pubblica opinione.
È opportuno tenere a mente che la nostra è una democrazia rappresentativa dove il popolo sceglie ed elegge alcuni a rappresentarlo in ogni aspetto e bisogni.
Ebbene, riconoscere i propri limiti, senza prendersela con tutti a destra ed a manca, è il primo passo per imparare e crescere, sempre, sia personalmente che collettivamente.
Nella vita niente è facile, se poi ci si appresta a fare qualcosa che non si conosce, e non si è superficiali, si fa di tutto per apprendere e diventare capaci di farlo.
Se non si è presuntuosi, o falsi modesti, oltre ad impegnarsi con responsabilità, si chiedono ed accettano consigli da chi ne sa di più.
Se questo non si fa, molto spesso è perché si è così pieni di sé da non vedere oltre il proprio naso, “ciucci e presuntuosi” si dice.
Ciò che contano, oltre le chiacchiere, sono i fatti ma troppo spesso si parla senza conoscerli o fingendo di non sapere oppure nel peggiore dei casi travisandoli maldestramente.
Credo che questo valga per tutto ciò che ci circonda, compresa l’attività politica e per le varie attività ed iniziative sociali in cui ci si rende protagonisti.
In particolare proprio la politica, quale scelta libera e consapevole di mettersi al servizio degli altri, di rappresentare comunità ed Istituzioni, richiede voglia di conoscenza, disponibilità a mettersi in gioco, determinazione nell’apprendere per diventarne competenti.
Si può anche, inizialmente, improvvisare ma è necessaria l’intraprendenza e la volontà di capire e comprendere per adeguarsi a regole, comportamenti, rapporti, funzionamento della macchina politica-amministrativa.
Diversamente si è come un pesce fuor d’acqua inibito a far qualsiasi cosa per la quale si è stati designati, fino al punto che i problemi, anziché risolverli, si aggravano o si creano.
Quando è così, non sono sempre gli altri che non servono, non è tutta la “politica” che è malata, sorda e distante ma è probabile che siamo noi ad essere inadeguati ed incapaci a relazionarci per cogliere possibilità e sviluppare potenzialità altrimenti perdute.
A non riconoscerlo si fa un pessimo servizio a tutti ed in particolare a coloro che credono in migliori condizioni e soprattutto ai giovani che vogliono impegnarsi coscientemente per una nobile attività.
La politica ad ogni livello, specie nelle piccole realtà, non serve solo ad elargire “stipendi” ma ad individuare disagi e necessità ed a farsene carico ricercando e proponendo efficaci soluzioni.
Serve a gestire e programmare, a prevenire possibili inefficienze e criticità.
Serve a rapportarsi in sinergia con uffici ed enti regionali e nazionali per ottenere servizi, contributi e finanziamenti, altro che sputare rabbia su tutti e su tutto.
Quando invece si è specialisti nel piangersi addosso e si aspetta che tutto venga dagli altri, vuol dire che di ciò poco o nulla è stato fatto e le cause sono da ricercare soprattutto nell’incompetenza, inadeguatezza oppure menefreghismo.
Tant’è che ci sono amministratori e quindi politici perbene ed attenti, anche in piccoli comuni e periferiche realtà che lavorano al meglio e producono ricchezza per abitanti e territorio.
Quindi se le cose da qualche parte non vanno bene, più che dare addosso genericamente alla politica, bisogna verificare come agiscono “alcuni” che fanno politica perché eletti a rappresentanti.
Sparare a zero sulla politica provinciale, regionale e nazionale significa isolarsi da quel mondo nel quale si è deciso di appartenere ed è un controsenso difficile da comprendere, oltre che pregiudizievole per le comunità che si rappresentano.
Non si riesce o non si vuole comprendere che le funzioni “politiche” sono diverse da quelle “gestionali”, che la legge non ammette ignoranza ed ignoranti nei centri di potere, che la commistione inconsapevole di entrambe genera inevitabilmente caos, disordine e scompiglio.
Le manchevolezze di rappresentanti smemorati e disorientati non possono e non devono ricadere inesorabilmente sulle spalle di tutti, ed anche in questo la “politica” non ha nessuna colpa.
In definitiva è come dire che il mare fa schifo sol perché non si è capaci di nuotare, ma è solo una grande bugia per camuffare la personale impossibilità nel farlo.
Purtroppo però, alcuni vivono di tante bugie “politiche” pur di scrollarsi di ogni responsabilità, e questo non è certo ed ancora colpa della “politica”.
Siamo tutti contro San sago, senza se e senza ma.
Per tenerlo chiuso 10 anni sono stati prodotti fatti, non chiacchiere, e se domani apre, evidente che questi fatti sono venuti meno.
Ed allora si ricominci da qui, dal verificare e riconoscere ciò che non è stato fatto e perché; del perché inizialmente è stato presentato ricorso al Tar Calabria anziché Basilicata; del perché non si è doviziosamente e premurosamente presentato successivo ricorso avverso la VinCa rilasciata dalla Regione Basilicata, documento indispensabile per tutte le istruttorie successive; del perché non si è provveduto a variare e vincolare dal punto di vista urbanistico quel territorio; del perché non sono stati proposti interventi legislativi specifici, sia regionali che nazionali, per quel sito.
E questo solo per citarne alcuni, ma si preferisce denigrare il mondo intero piuttosto che dare risposte e soprattutto iniziare a fare ciò che non è stato fatto; ecco si riparta da qui, anziché inveire al vento.
Della Politica e delle Istituzioni oggi ne abbiamo bisogno più che mai, non innalzando muri ma aprendosi al dialogo con determinazione e fermezza e ben sapendo cosa fare.
Per concludere, il “dopo di me il diluvio”, nel senso che “solo io sono bravo”, lo disse il Re di Francia Luigi XV, ma di nuovi Re in giro io non ne vedo, non so voi; vedo invece desolazione, abbandono e sciatteria, tanta.
A volte nel buttare fango sugli altri, molto rimane su sé stessi.