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San Sago di Tortora. “No all’apertura dell’impianto”. Il Comitato per la difesa del Fiume Noce motiva le sue ragioni

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Attraverso un comunicato stampa, il Comitato per la difesa del fiume Noce spiega le motivazioni della manifestazione che si è tenuta domenica 24 settembre, in piazza Stella Maris di Tortora, con cui è stato ribadito ancora una volta “no” alla riapertura dell’impianto di San Sago. La volontà è stata quella di rivolgersi principalmente al nuovo interlocutore, ossia il Commissario ad Acta, individuato nel Capo del Dipartimento Sviluppo Sostenibile del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che dovrà esprimersi sul rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale.

Il comunicato stampa del Comitato

Un ennesimo compostissimo, ma secco e ragionato NO alla riapertura dell’impianto per il trattamento di rifiuti pericolosi e non di San Sago è stato ribadito nella “Profestiamo a Voce Alta” che dalle 17.30 del 24 settembre si è protratta sino alle 22.00 in Piazza Stella Maris di Tortora Marina.

Scopo della Manifestazione era quello di argomentare, nei vari Tavoli di confronto che si sono succeduti, intervallati da esibizioni di danza e canti, i motivi del netto dissenso del Territorio Tutto contro un’eventuale malaugurata ripresa delle attività del predetto impianto e di trasmetterli al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, contestualmente al messaggio di estrema compattezza delle Istituzioni locali, delle Associazioni ambientaliste e non, dell’insieme della Cittadinanza attiva nell’essere fortemente determinate a mettere in atto qualsiasi ulteriore iniziativa di contrasto per scongiurare una tale riapertura.

Il 17 luglio scorso, il TAR per la Calabria, su ricorso della Co.Gi.Fe. Ambiente s.r.l., società che attualmente gestisce l’impianto, ha riconosciuto l’inerzia della Regione Calabria nel non essersi pronunciata in merito al rinnovo AIA entro i termini stabiliti ed ha disposto la nomina di un Commissario ad acta, individuandolo nel Capo del Dipartimento Sviluppo Sostenibile del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Il 17 luglio scorso, dunque, veniva sottratta per inerzia, alla Regione Calabria, la competenza ad esprimersi su un atto di valenza vitale per il Nostro Territorio trasferendola al più lontano, non solo in termini di spazio, Ministero dell’Ambiente di Roma, che, da allora, diventava, nella figura del Commissario ad acta, il nostro interlocutore, tenuto ad esprimersi sull’AIA entro il prossimo 24 ottobre.

Ed è proprio a questo nostro nuovo interlocutore che abbiamo voluto rivolgerci il 24 settembre, esattamente e simbolicamente un mese prima della scadenza, affinché contempli tutte le ragioni delle nostre enormi preoccupazioni che tengono insieme dettagliati e copiosi elementi documentali di carattere tecnico/ legale/ amministrativo e specifiche istanze di Politica del Territorio riguardanti, in particolare:

la compatibilità tra la ripresa delle attività di un impianto del genere in quel sito e le ripercussioni negative che una tale decisione potrà avere sulle economie di sviluppo turistico di una costa di Tre Regioni;

la congruenza della presenza di un simile impianto in un ambito territoriale che, tra habitat fluviale, montano e costiero/marino, conta ben 11 aree protette a testimonianza dell’alta valenza dei suoi Capitali Naturali, potenziali volani per un deciso decollo economico ecosostenibile;

le concrete interferenze con la libertà di effettuare scelte programmatiche di politica socio/economica da parte del Territorio che siano in sintonia con le proprie risorse;

l’applicazione del principio di cautela al sito di ubicazione dell’impianto, inserito dall’ISPRA tra quelli ad elevato rischio idrogeologico, che, con gli eventi climatici estremi, diventa sempre più rilevante;

Il Vescovo di San Marco Argentano-Scalea, Monsignor Stefano Rega, e Don Giovanni Mazzillo, Teologo e Sacerdote di Tortora, hanno, tra l’altro, ampiamente sottolineato, nei loro interventi, l’importanza cruciale del rispetto dei Beni Comuni, siano essi di valenza ambientale, storica, culturale e religiosa, quale saldo fondamento per la solidale convivenza civile e quale inestimabile patrimonio da tramandare integro alle future generazioni.

Negli altri interventi effettuati, con approcci argomentativi diversificati sono stati ribaditi tutti gli elementi di contrarietà nei confronti della riapertura di San Sago.

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