Alto Tirreno cosentino. “Passi in avanti, polemiche e lamentele”. Cronaca di una Sanità ferma al palo
Ogni volta che si parla di sanità, da nord a sud della Calabria, torna il fuoco della protesta; poi ci sono le polemiche di campanile, di parrocchia, di seminterrato, di bar e di marciapiede, che si manifestano sui social e su altri mezzi e che rendono tutto un gioco con cui schiacciare la noia; infine, ma quelle fanno poco rumore, forse perché richiedono attenzione, ci sono le nobili lamentele dei cittadini-pazienti che ogni giorno si scontrano con un sistema pieno di disagi, di carenze, di viaggi della speranza, di abbandoni, di disservizi che fanno sentire le persone spaesate e incredule.
Al momento, l’ultimo tassello dell’infinita protesta partita dal 12 luglio scorso, giorno in cui è stato reso noto il Piano sanitario regionale del Commissario ad Acta alla Sanità calabrese, Roberto Occhiuto, è la proposta di un ospedale unico per l’alto Tirreno cosentino, attraverso cui si spegnerebbero le polemiche che puntualmente spuntano a Paola, Cetraro e Praia a Mare, e grazie al quale si metterebbe fine a tutte quelle soluzioni tampone in cui si creano e ricreano strutture “a mezzo servizio” e poco funzionali, tanto da rendere alcuni ospedali impossibilitati a curare, in loco e senza ulteriori trasferimenti, una tonsillite.
Fatto sta che anche l’Ospedale Unico, qualora prendesse forma, è un progetto a lungo termine, sorretto da ipotesi, da ottimi propositi, da sogni e speranze. Se anche fosse possibile non sarebbe realizzabile oggi, pertanto, per svariati anni il cittadino resterebbe sempre in balia della catastrofe. Altro aspetto che è stato fatto notare, costruire ospedali all’avanguardia, ricolmare di reparti e attrezzature nuove i presidi già esistenti non è impossibile, anche se le difficoltà ci sono e i tempi non sono brevi; il vero problema è riempirli, a causa della carenza di medici, infermieri e oss; ma questo sembra passare in secondo piano.
Intanto, mentre i comunicati stampa si sprecano, le dichiarazioni rimbalzano e i “like” su Facebook diventano il termometro per un possibile ritorno in politica; ecco, che basterebbe guardare al passato e far tesoro della storia, rendendosi conto che davanti a una “cosa enorme” come la sanità pubblica, sulla quale gravano questioni economiche, di opportunità politica, di interessi visibili o intuibili, il politico, il consigliere e il sindaco di turno sono impotenti, perché le decisioni vengono prese altrove.
La prova regina la troviamo proprio nella vicenda dell’Ospedale di Praia a Mare. Sentenze del Consiglio di Stato e decreti speciali abbondano, ma nulla è cambiato. Anzi, ci prendiamo anche l’azzardo di dire che l’ennesimo ricorso intentato dai comuni di Tortora e Praia a Mare, pronto a partire se la via del dialogo con Occhiuto dovesse venire meno, avrà esito positivo. La domanda però è questa: avrà effetto o finirà insieme agli altri? E se anche Occhiuto dovesse inserire nel Piano quanto dettato dal decreto Sciabica, quanto tempo ci vorrà?
Finora il messaggio sembra essere stato chiaro: “così è e così rimarrà”. Tutto potrebbe cambiare, ma a piccoli passi, attraverso azioni lente, ma nessuno tiene in considerazione che della sanità pubblica c’è bisogno e subito. La prima sentenza del Consiglio di Stato con cui si sarebbe dovuta avviare la “conversione del riconvertito ospedale di Praia a Mare” risale al 2014, ma di cambiamenti se ne sono visti pochi, tutt’al più “il sepolcro è stato a malapena imbiancato”.
Nel frattempo si sono prodotte scartoffie e lamentele che hanno alimentato qualche momento di vivace discussione, spentosi velocemente e di cui è rimasta solo qualche traccia mediatica; traccia che all’occorrenza è stata usata per qualche “ripicca politica”, ma il risultato è che di “sanità si muore” e “se hai la possibilità di andare in un’altra regione o in una struttura privata, hai più possibilità di curarti”.
La soluzione? Forse quel progetto che guidò il movimento che si costituì nel 2010, per scongiurare la prima conversione, quella del marzo 2012, ossia “un’unione concreta delle comunità e della politica locale, come mai è accaduto”.