SANTA MARIA DEL CEDRO. GLI STUDENTI DELL’ISTITUTO “PAOLO BORSELLINO” HANNO INCONTRATO L’IMPRENDITORE BENTIVOGLIO
Coinvolgente testimonianza di legalità dell’imprenditore Bentivoglio all’Istituto Paolo Borsellino di Santa Maria del Cedro. Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa della referente Tiziana Ruffo
“Lo studio rende liberi e la cultura è la nostra forza”. Lungo questo filo conduttore si è svolto il confronto tra l’imprenditore, testimone di giustizia, Tiberio Bentivoglio e gli studenti dell’Istituto comprensivo, Paolo Borsellino di Santa Maria del Cedro, diretto da Patrizia Granato. L’incontro, coordinato dal referente scolastico per la legalità, Francesco Manenti, si è svolto nella sede centrale di Via Lavinium, in occasione della Giornata nazionale della memoria in ricordo delle vittime della mafia e rientra nel percorso formativo, per la diffusione della “Cultura della legalità” tra le nuove generazioni, avviato dalla scuola. A rendere attuale la sinergia istituzionale è stata la presenza del sindaco di Santa Maria del Cedro, Ugo Vetere, che da tempo tiene alta la bandiera della lotta contro la criminalità organizzata e spesso partecipa ad iniziative di formazione culturale promosse dall’Istituto P. Borsellino. Una testimonianza coinvolgente, quella di Tiberio Bentivoglio, primo imprenditore calabrese dissidente verso la mafia. Un racconto costruito anche intorno alla presentazione del suo ultimo libro, “C’era una volta la ‘ndrangheta” (Edizioni Del Sole), in cui l’autore illustra le vicissitudini, tra intimidazioni, minacce e attentati, che ha dovuto fronteggiare dopo la sua coraggiosa decisione di dire no al pizzo, imposto dalla ndrangheta reggina e scegliere la dignità e la legalità. Bentivoglio, come sottolinea nella postfazione Antonino Giorgi, “continua a dire no, no al sopruso, no alla violenza, sì alla dignità, si all’amore, no all’odio”. Una lezione di legalità che ha fortemente stimolato gli studenti, interessati a conoscere le difficoltà in cui si trovano imprenditori calabresi che non intendono chinare il capo e cedere ai condizionamenti del fenomeno mafioso, particolarmente attivo in molte zone della Calabria. Curiosità, voglia di sapere, spirito di partecipazione hanno caratterizzato i numerosi interventi di tanti studenti ormai abituati dalla scuola a misurarsi con questa piaga calabrese. “Non mi considero un eroe. Denunciare il pizzo non ha nulla di eroico. – Ha precisato ai ragazzi. – Denunciare è l’atto dovuto alla nostra democrazia”. Bentivoglio con il racconto della sua storia, reale, vera ha inteso incoraggiare, infine, gli studenti a scegliere la strada della legalità, a non accettare compromessi o condizionamenti. “La mafia è un male endemico ma prima di arrendersi all’idea che sia incurabile dobbiamo spostare l’attenzione su quanto stiamo facendo per sconfiggerla. Le denunce per la richiesta del pizzo sono esigue ma se ce l’ho fatta io possono farlo anche altri. Tanto potete fare anche voi giovani, armati di libri, conoscenza e consapevolezza”. Nel tempo la lotta ultratrentennale di Bentivoglio ha trovato terreno fertile nell’associazione Libera che, alla presenza di Don Luigi Ciotti, battezza nel 2010 l’iniziativa antiracket ReggioLiberaReggio che oggi raccoglie e supporta circa 90 imprese reggine.