PAPASIDERO. “LA FAVOLA DI NATALE”. MERCOLEDì 28 DICEMBRE IN SCENA ALLA CHIESA SAN FRANCESCO DI PAOLA
Mercoledì 28 dicembre, alle ore 18, presso la San Francesco di Paola in Papasidero, andrà in scena “La favola di Natale”. Lo spettacolo è liberamente ispirato alla favola di Giovanni Guareschi e alle Musiche di Arturo Coppola. In questo caso le musiche sono composte da Andrea Cristian Timoleone. Ideazione Elvira Scorza. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra l’associazione Ginepraio e il Comune di Papasidero. Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa
Con Andrea Cristian Timoleone (baritono) Francesca Donato (soprano) Giuseppe Miele (violoncello) Elvira Scorza (voce recitante)
Continua la programmazione sul territorio dell’Ass.ne Ginepraio, che per il suo secondo progetto trova nella suggestiva cornice di Papasidero la possibilità di confrontarsi con due punti fermi del suo statuto: la ricerca di linguaggi teatrali adatti al contesto sociale in cui viviamo e la ricerca di collaborazioni con le realtà già presenti nell’alto tirreno cosentino. Il progetto infatti è curato da Elvira Scorza, presidente dell’Ass.ne Teatrale Ginepraio, e da Andrea Cristian Timoleone, pianista e organista vicedirettore artistico del Coro Polifonico Laudate Dominum – e vanta la collaborazione con il soprano Francesca Donato e il violoncellista Giuseppe Miele – un concerto a quattro voci che s’impegna a raccontare una delle favole più dolorose del novecento.
Questo testo è un’opera letteraria del giornalista e scrittore Giovanni Guareschi – celebre alla cultura italiana per averci regalato le storie di Peppone e Don Camillo – scritta nel dicembre 1944 durante il suo periodo di prigionia in un lager tedesco di Sandbostel (detenzione dovuta al suo rifiuto di collaborare con l’occupazione tedesca). La favola venne raccontata per la prima volta la sera della Vigilia di Natale dello stesso anno nella sua baracca nel campo di prigionia. La favola è illustrata dall’autore stesso ed è accompagnata dalle musiche di Arturo Coppola, compagno di prigionia che le compose nello stesso periodo della stesura della favola. L’opera è riconosciuta come uno degli esempi di creazione artistica nei lager, ritenuti incisivi nel ricordare all’umanità come l’arte possa essere necessaria alla sopravvivenza dell’uomo.
Il presente progetto intende riportare l’opera nella sua totalità – e quindi, testi e immagini – all’ascolto dei contemporanei. E non intendiamo solo un ascolto passivo, ma soprattutto intellettivo: uno degli intenti di Guareschi legati alla composizione dell’opera stessa era denunciare ai suoi simili le condizioni di prigionia ma anche rinfacciare, coraggiosamente, ai suoi carnefici il loro ruolo nel mondo. Infatti, non è un caso che la favola sia ambientata nella notte di Natale: tutto il racconto è una preghiera all’umanità affinché sia spinta a interrogarsi sui valori che guidano le azioni del singolo e della comunità, portando chiaramente lo scontro a un duello netto: la pace o la guerra? Il bene del mondo o la distruzione dello stesso? Uomini che seguono l’amore o macchine che perseguono ideali distruttivi e guerriglieri?
Domande che valgono sempre, oggi più che mai, e che sono rese ancora più importanti dal valore simbolico che questa favola ha non solo per il contenuto ma soprattutto per la storia che la caratterizza: Guareschi ha operato un atto di fede nell’arte come mezzo di narrazione per l’umanità tutta, scrivendo questa favola per reagire al freddo, alla fame e alla nostalgia – raccontate nel prologo come muse ispiratrici – con l’antidoto della speranza. La speranza di poter raccontare egli stesso la sua storia ai posteri, al figlio, a chi non ha vissuto i suoi stessi anni. E questa speranza si è realizzata, portando quest’opera tutta a essere testimonianza di come la fede possa ispirare le azioni dell’uomo e di come le speranze possano guidare la sopravvivenza di spirito e corpo.
Fondamentale la collaborazione con il comune di Papapsidero, dimostratosi attento a rispondere a una proposta culturale intenta ad animare il paese immaginando una progettazione di ampio respiro in cui la cultura è trainante, e di cui questo vuole essere il primo di tanti appuntamenti pensati in questa prospettiva.